Graham Sutherland. Parafrasi della natura

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Il temine parafrasi (latino paraphrasis, dal greco παράφρασις, riformulazione) su Wikipedia viene associato all’atto di traduzione di un testo scritto nella propria lingua ma in un registro linguistico distante (sia esso arcaico, elevato o poetico).

Emerge il carattere umile dell’intervento di parafrasi, perché esso è motivato soprattutto dalla necessità di affiancare, ad esempio, “a un testo di partenza giudicato difficile una versione in prosa corrente che ne appiani le difficoltà lessicali, semantiche e contenutistiche”, rendendo quindi più facile e comprensibile un contenuto complesso.

Abbiamo già dedicato spazio all‘artista inglese Graham Sutherland, ma la raccolta di scritti contenuti nel libro “Parafrasi della natura” consente di apprezzare meglio la sua pittura e, aggiungo, anche la pittura in generale.

Le descrizioni della baia di St. Bride, della pianura e delle punte che l’anticipano e la  contengono, le escrescenze rocciose e le terrazze di Capo St. David, i paesi di case e fattorie bianco, rosa pastello, grigio azzurro e, poi, la zona a sud di questa parte del Galles, sono riflessi dell’entusiasmo e delle emozioni del pittore.

Questa è la regione dove Sutherland, a suo dire, ha imparato a dipingere. Un dipingere che non è il frutto di un’estrazione diretta dalla natura, perché non vi sono “soggetti pronti”, immediatamente trasferibili sulla tela, piuttosto materiali da archiviare nella mente, contenuti intellettuali ed emozionali da sedimentare e stagionare.

“Dapprima provai a dipingere direttamente sul posto, ma ben presto vi rinunciai. Presi allora l’abitudine di fare lunghe passeggiate immergendomi nella natura.”

Il processo creativo di Sutherland inizia con una passeggiata nella natura raccogliendo immagini, colori, forme, contrasti, dispersioni, “delle mille cose che vedo una sola giustapposizione di forme viene colta dai miei occhi come significativa”. Questo lampo, un’intuizione, porta alla parafrasi della natura, e non si manifestano conflitti tra immaginazione e realtà, solo l’umile volontà di tradurre in modo semplice l’essenza delle emozioni e  delle immagini.

Welsh Landscape with Roads 1936 by Graham Sutherland OM 1903-1980

“Lo stadio preliminare, il contatto diretto, conduce poi a un processo diverso, controllato e ordinato dalla mente. La difficoltà sta nel conservare le emozioni del primo incontro, nel comprendere che la freschezza dell’istinto è vitale, nel saper distinguere quando una cosa, vista in un momento, potrebbe diventare, attraverso un lavoro di riflessione e approfondimento emozionale – studiando e ristudiando – un’opera d’arte.”

La pittura in questo caso è una traduzione del sedimento, ammettendo che una traduzione immediata, istantanea, sul posto possa, concedendo troppo alla necessità e alla superficie, portare l’autore a una scelta affrettata destinata, inevitabilmente, a una perdita di valore.

“Quando torna nel suo studio, il pittore ricorda: i suoi incontri sono ridefiniti, parafrasati e mutuati in qualcosa di nuovo e differente rispetto all’originale, e tuttavia identico”.

In realtà, in questo procedimento di assimilazione e proposizione artistica, si avverte un grande rispetto per la natura. La natura è, di per sé, un oggetto complicato, biologicamente complesso, e la sua lettura non può limitarsi alla pura esteriorità, alla descrizione, ma deve sprofondare nella ricerca dei fattori che determinano i processi di identità, le analogie, le corrispondenze e i contrasti.

Interessante a questo riguardo il racconto di Sutherland sulla genesi di una crocifissione commissionatagli dal vicario di St. Matthew, nel Northampton.

“In autunno cominciai a pensare alla forma da dare a quest’opera; nella primavera seguente avevo ancora in mente il soggetto, ma senza aver fatto alcuno schizzo. Mi recai in campagna: per la prima volta cominciai a notare i cespugli spinosi e la struttura della punte che laceravano l’aria.”

Le punte che lacerano l’aria sono dapprima un’immagine registrata nella mente, poi lentamente entrano a far parte di un percorso emotivo che cerca di afferrare il senso di un potenziale equilibrio tra tragedia e salvezza, mestizia e felicità. Anche il contrasto, scansione,  tra l’azzurro e il nero diventa un elemento emotivo della crocifissione.

“Le spine sono nate dall’idea di una crudeltà potenziale, anzi, per me esse erano la crudeltà. Ho quindi cercato di rendere l’idea di una duplice torsione – se così si può chiamare – situando le spine in una cornice confortevole: cieli azzurri, erba verde, croci avvolte dal tepore.”

L’annullamento dell’imperfezione nell’azzurro del cielo richiama l’orrore della conformazione obbligatoria, in realtà è solo una parte del processo di trasformazione visiva di emozioni e contenuti, costantemente alla ricerca di un elemento essenziale che risponda alla ricorrente domanda sul significato recondito della rappresentazione.

Forse, un elemento è la meraviglia, l’emozione che prende, immobilizza e porta l’artista a esprimere e condividere.

“Quando dico di sentirmi immobilizzato, mi riferisco al concetto espresso dal Petrarca: Chiusa fiamma è più ardente; e se pur cresce, in alcun modo più non può celarsi.”

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Arthur Conan Doyle. Storie di pirati

Ancora pirati, per essere più precisi Storie di pirati e la vera sorpresa riguarda chi le racconta: Arthur Conan Doyle, l’autore delle imprese del famoso investigatore Sherlock Holmes.

Donzelli Editore ci regala una inattesa rarità, racconti di pirati, arricchiti dalle illustrazioni di Howard Pyle, artista americano noto per essere il maggiore contribuente iconografico in materia piratesca.

Come ormai ben sapete i pirati mi piacciono, contravvenivano alle regole del loro tempo e anche questo mi piace, le regole sono fatte per essere rispettate dalla massa e per essere messe in discussione da pochi audaci estremisti (come si direbbe oggi), certo, comunque, non bisogna esagerare e i pirati, a dire il vero, esageravano parecchio.

A parte le battute, uno degli aspetti interessanti di questo libro, da leggere d’un fiato, è una sorta di rivelazione. Leggendo Storie di pirati, con spirito accorto, il lettore è costretto, talvolta suo malgrado, a constatare l’opera di pervicace saccheggio (vero), da parte dalle Major cinematografiche americane, di contenuti, trame, plot, persino nomi tacitamente (e subdolamente) evinti da questo pregevole e breve libro.

E’ divertente avanzare alcune suggestioni. Chi riuscisse a fare altre scoperte me lo faccia sapere…

Il principale attore, ovviamente pirata, di buona parte dei racconti è l’abominevole capitano Sharkey, comandante del brigantino Happy Delivery, un nome, una garanzia, capace di ogni astuzia e efferatezza.

Nel primo racconto, invece, uno dei protagonisti è il capitano John Scarrow, che puntualmente Sharkey riuscirà a beffare fingendosi governatore di Basseterre. Il nome del buon capitano non giunge nuovo, basti pensare che John e Jake in Inglese sono più o meno la stessa cosa e  che Scarrow, poi, suona proprio come Sparrow.

Jack Sparrow, per Wikipedia, è un personaggio e protagonista immaginario della saga cinematografica Pirati dei Caraibi, dove è interpretato dall’attore Johnny Depp.

Immaginario certamente, ma la forte assonanza con il nome di un personaggio dei racconti dell’illustre Sir Arthur non è per niente casuale.

L’astuzia di capitan Sharkey è proverbiale, leggendo Storie di pirati scoprirete come sia davvero abile a fingersi un altro o a rovesciare a suo favore situazioni che a prima vista parrebbero irrimediabilmente perdute.

Jack Sparrow non è crudele come Sharkey ma fa dello spiazzamento, del rovesciamento di fatti e contesti, il suo punto di forza. Casuale immaginazione delle fervide menti degli autori? Mah, può darsi!

Proseguendo nella lettura un’altra rivelazione.

Dobbiamo cambiare film. In “Master e commander” la nave corsara francese è ancorata in una baia delle isole Galapagos e viene casualmente scoperta dal medico entomologo e dal suo giovanissimo  aiutante.

Sarà un caso ma nel penultimo racconto c’è una scena molto simile. Un ennesimo frutto dell’immaginazione?

Gli scritti di cui parliamo sono ormai liberi da diritti, comunque, fa specie l’aggressività delle Major in tema di protezione di contenuti su Internet quando chiunque di noi può appurare, senza difficoltà, che, laddove è possibile, scopiazzano alla grande.

La cosa divertente è che si tratta di racconti di Pirati, forse una sorta di nemesi….

Tornando al libro, l’ultimo racconto è intitolato “Un pirata di terra”. E’ un racconto molto bello e  il titolo, alla luce delle scoperte che farete leggendo, fa un pochino sorridere.

Infatti siamo convinti che, nonostante tutto, i pirati veri, per intenderci quelli di mare, siano meglio.

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