Piet Mondrian. Le linee della vita

Il neoplasticismo nasce nei Paesi Bassi nel 1917 e si fonda sui principi teorici della plastica pura espressi dal pittore olandese Piet Mondrian e diffusi attraverso la rivista “De Stijl” dal pittore Theo van Doesburg.

Un movimento che porta la ricerca cubista alle estreme conseguenze integrando nelle sue proposte anche temi cari alla pittura astratta, al futurismo e al costruttivismo scegliendo di lavorare in un universo composto da geometrie, linee, punti e fondato sulla stretta connessione del segno con il colore.

La forma naturale ritrova la sua libertà nella pulita semplicità della geometria e negli spazi aperti tra le superfici dipinte e quelle incolori, riscoprendo il legame diretto con l’origine plastica.

Successivamente il movimento artistico neoplastico estende questi concetti anche all’architettura e all’urbanistica della città affermando la necessità di un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente.

Più o meno negli stessi anni, Helena Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, esponeva, nel suo libro “La dottrina segreta”, i principi e gli obiettivi della Società, gli elementi fondanti della Teosofia.

Come ad esempio: favorire la fratellanza universale dell’umanità senza distinzioni di razza, sesso, credo religioso e classe; incoraggiare lo studio comparato delle religioni, della filosofia e della scienza; compenetrare i misteri della natura e le capacità inespresse del genere umano. Rivelava anche l’esistenza di un mondo di conoscenze sincretiche ancora in possesso dei “Maestri di saggezza” da lei incontrati durante uno dei suoi viaggi in Tibet.

Un sapere rinvenibile in contesti nei quali le religioni, i miti e le tradizioni sono liberi dagli orpelli culturali prodotti dai tempi e dai luoghi.

Suggestioni artistiche e filosofiche che hanno dato spessore e consistenza all’atipica, almeno per l’epoca, produzione di Piet Mondrian. Uomo schivo, rigoroso ma al tempo stesso affabile: “La natura mi ispira, ma voglio arrivare il più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa fino a quando non raggiungo le fondamenta delle cose”.

Amava andare ai concerti, prediligeva in particolare il jazz e lavorava in uno studio che il suo caro amico Maude van Loon, descrive così: “La porta d’ingresso non ha niente di speciale solo una porta di legno. Tra la porta d’ingresso e lo studio c’è un piccolo vestibolo e un corridoio buio. Ma appena superata la porta sei investito improvvisamente dal bianco e da tutte le forme di colore. Come entrare in paradiso …”.

L’intenso contrasto tra le forme geometriche e il colore produceva uno spettacolo straordinario. Una rappresentazione di forze e forme contrapposte, ordine e disordine, equilibrio e disequilibrio che riuscivano, però, incredibilmente a trovare un punto superiore di armonia e bellezza.

“Le linee verticali e orizzontali, sono l’espressione di due forze opposte; queste esistono ovunque e dominano ogni cosa; la loro azione reciproca costituisce la vita”. (Piet Mondrian)

Wassily Kandinsky. Punto, linea, superficie

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Punto, linea, superficie” è un lavoro innovativo nell’ambito della storia dell’arte e Wassily Kandinsky è probabilmente l’artista che, più di altri, ha provato a dare un contenuto teorico all’esigenza di spiegare il senso della sua opera e delle sue ricerche.

L’obiettivo che, in prima istanza, emerge sembra essere il tentativo di porre l’arte in un contesto scientifico, avvalendosi di scienze esatte quali matematica e geometria.  Quindi la volontà di raffreddare, attraverso la purezza glaciale di formule,  equazioni e algoritmi, il calore pulsante del segno dell’artista riponendolo in un ambito formale.

«È come un pezzo di ghiaccio nel quale brucia una fiamma» diceva Kandinsky, riferendosi alla sua pittura, e così, facendo coesistere il freddo e il caldo, ipotizzava una sorta di prigione formale nella quale, in fondo, potessero abitare anche le emozioni. Ma la sua affermazione rivela che  fiamma e  ghiaccio sono soprattutto espressioni di una realtà in divenire e che, pertanto, hanno molto in comune con la materia organica di cui è fatta la terra e la nostra vita.

Per la stessa ragione la forma, in questo caso le forme, sono da considerarsi espressioni significanti delle particolari realtà che rappresentano.

Più che a progetto di una nuova scienza artistica “Punto, linea, superficie” è assimilabile, nel suo ulteriore sviluppo, a un trattato metafisico, infatti, superando la tassonomia delle forme, in esso Kandinsky dichiara di voler cercare il contatto diretto con l’opera, provando a: “diventare attivi in essa e a vivere il suo pulsare con tutti i sensi”.

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La superficie di fondo di un quadro, prima di essere lavorata, è insieme spazio artistico e letterario, il bianco è al tempo stesso vuoto e pieno perché possiede un’innata personalità che, nel processo di costruzione, si unisce, rispecchiandosi, alla personalità dell’autore. E’ un rapporto diretto, speculare, tra esseri viventi nel quale destra e sinistra si rovesciano come allo specchio, la destra dell’autore è la sinistra della superficie di fondo, e la sinistra è la destra. Uno scambio, un incrocio come quello che si verifica quando incontriamo un’altra persona e le stingiamo la mano.

Lo spazio letterario coincide con lo spazio artistico nel momento in cui l’opera svela la dinamica del racconto. La parte superiore della superficie di fondo rappresenta la leggerezza, il suo carattere letterario è il cielo, la parte bassa la pesantezza, la terra, il lato destro la quiete, la casa, quello sinistro la libertà, la lontananza.

“Non ci si immagini che questi rapporti debbano essere presi alla lettera, e specialmente non si creda che essi possano determinare l’idea compositiva. Essi hanno solo lo scopo di rappresentare analiticamente le tensioni interne della superficie di fondo e di portarle alla coscienza; e ciò, per quanto mi risulta, non è stato ancora fatto in una forma ben chiara..” scrive Kandinsky, ma alzando gli occhi sulla parete di fronte vedo che in uno dei miei quadri il fiume scorre verso sinistra e, nell’altro, il mare si perde dalla stessa parte.

La superficie di fondo raccoglie e contiene queste tensioni contrastanti e i punti e le linee, facendo parte o svincolandosi dal contesto, generano movimenti che mettono in dubbio i limiti definiti della superficie stessa, portando l’attenzione dello spettatore su  nuovi scenari di spazio indefinito e smaterializzato.

Entrare quindi in profondità nell’opera d’arte anche a costo di confondere le identità e smarrire la cognizione dello spazio e del tempo.

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