Memoria e musica

Music

La memoria è una dimensione in cui si alternano processi di archiviazione e ricerca e, quasi sempre, la ricerca viene avviata da una funzione di richiamo, cioè prendendo spunto da un evento che spinge a scavare nei ricordi, una sollecitazione che viene dall’esterno e diventa immediatamente ricerca interiore.

I ricordi più stabili e forti sono spesso intimamente legati alle emozioni vissute, ricordiamo di più ciò che ci ha emozionato positivamente.

La musica attiene in modo stretto alla sfera delle emozioni, essa colpisce prima delle parole, sono i suoni, le melodie e in molti casi anche le dissonanze che si radicano per lungo tempo nella nostra mente, scandendo i momenti della nostra vita, i passaggi e facendo da corollario alle immagini.

Per questa ragione è interessante esplorare i percorsi della musica e dei musicisti, provando, al medesimo tempo, a ipotizzare relazioni con la memoria e l’ambiente. Seguendo quindi un itinerario che evochi un ciclo di vita, potrebbe essere la nostra vita, fino a giungere nel viaggio alla coscienza che il suono nasce dallo spazio che ci circonda, è profondamente naturale anche nelle sue deviazioni più estreme, le sue forme ibride e metamorfiche.

La musica rock ormai è entrata nel novero della cosiddetta musica colta portando con sé i suoni della storia, della contemporaneità, gli stridii e i gemiti della società industriale e delle sue guerre. L’inno americano generato dalla chitarra di Jimi Hendrix è l’icona più rappresentativa di questo scontro-incontro, è un urlo elettrico e polifonico, le sue piste sono varie: c’è la rabbia di una generazione, la voglia di cambiamento, l’evitabilità e l’orrore della guerra, l’illusione, la disillusione.

E la spettacolarizzazione della musica è riuscita a fondere, nel contemporaneo, nel suono la corporeità dei suoi attori produttori, figure spesso border line, quasi sempre tragiche, vite impossibili connotanti, in modo indissolubile, gli spartiti delle loro musiche.

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Lo spazio della tragedia si apre quando l’artista, oggetto dello spettacolo, si ribella scegliendo di enfatizzare la dicotomia tra l’essenza del suono e la propria esistenza, mettendo in luce la volontà di essere riconosciuto come soggetto creativo, uomo e non simulacro, distinguibile quindi dall’universo simbolico.

Jean-Michel Basquiat musicista, prima ancora del pittore, e Syd Barret sono esempi eclatanti di percorsi artistici e umani, diversi, che hanno in comune però una sorta di accanimento terapeutico nei confronti della corporeità. Quasi cercassero dentro le proprie viscere, o contro di esse, lo spunto creativo e la forza di andare avanti, paradossalmente di vivere. In questo caso bisogna svuotare la mente, capovolgere la memoria, andando a confondersi con dimensioni psichedeliche, quelle che a detta di Aldous Huxley: “liberano il pensiero dalle sovrastrutture delle convenzioni sociali”.

Jim Croce invece è un viaggiatore che cerca di raccontare il mondo che lo circonda, partendo dalla prospettiva di una vita umile, trascorsa misurandosi con l’umanità che affolla le strade. Una musica viaggiante interrotta da un volo disgraziato. Interessa l’ambiente, ciò che succede, la dinamica sociale.

Lucio Dalla e Salvatore Sciarrino non hanno molto in comune, ma una cosa sì, il mare. Sono le sonorità marine a spezzare le melodie di Dalla quando egli decide di lanciarsi in gorgheggi stile scat, una parlata subacquea, incomprensibile e verbalmente silenziosa fatta eccezione per la sua musicalità. E’ il mare e il suono della natura a scandire gli spazi e i tempi di Sciarrino, gli esseri viventi che popolano la battigia, il fruscio del vento tra le piante appena sotto le dune.

La natura torna centrale nel percorso della memoria e lo è anche quando sembra assente, perché si rivela attraverso i corpi, la scelta di essere parte o non esserlo, e infine nel confronto inevitabile con il contesto materiale.

Fausto Romitelli tratta il suono come materia da scolpire, indagandone i particolari, rovesciando le superfici. Aphex Twin mette insieme sonorità inconciliabili dimostrando, comunque, che nell’universo naturale non vi è limite alla possibilità di coesistere.

Infatti, per la natura, anche una scheggia ha significato, così come il frammento può essere una traccia per la memoria.

Aphex

Lucio Dalla. Come è profondo il mare

I giornali, le televisioni, le radio e web celebrano Lucio Dalla scomparso a Montreux, per un infarto, appena pochi giorni prima del suo compleanno.

Montreux è una bellissima cittadina svizzera sul lago di Ginevra e in piazza c’è una grande statua di Freddie Mercury. Il leader dei Queen ha trascorso in quei luoghi l’ultimo periodo della sua vita dopo essere venuto a conoscenza di aver contratto l’AIDS. La canzone dei Queen A Winter’s tale, dall’album Made in Heaven, è ispirata a Montreux. E’ un posto molto bello, sono stato da quelle parti alcuni anni fa, il lago ha un aspetto solare, sembra un pezzo di mare incastonato per un capriccio in mezzo a dolci montagne verdi smeraldo.

Lucio Dalla ha accompagnato la mia vita, come del resto quelle di altri.

Nel 1969 avevo quattordici anni. Guardavo ancora i cartoni alla Tivù dei ragazzi. Lucio suonava e cantava Fumetto, che poi era la sigla del programma: “Gli eroi di cartone”.

Ricordo quando cominciò a esibirsi con regolarità alla televisione, erano i primi anni settanta e suonava il clarinetto nell’orchestra di Lino Patruno. Indossava strane camicie, nere, comunque scure (la Tivù era in bianco e nero) con arabeschi o disegni optical e suonava divinamente. Conquistava la scena, perché riusciva a trasmettere la grande energia che aveva dentro e quando partiva con imprevedibili gorgheggi in stile scat, una sua caratteristica vocale, diventava davvero irresistibile (Una delle sue prime incisioni scat fu inserita in un album dei Flippers, intitolato “At Full Tilt”, nella canzone Hey you).

Negli anni settanta, in mezzo all’esplosione politico psichedelica della musica pop e dei cantautori nostrani, le sue canzoni affioravano come boe colorate, per esempio quelle contenute nell’album Anidride solforosa e scoprivamo, in Mela di scarto, cosa fosse il Ferrante Aporti e che davvero Tu parlavi una lingua meravigliosa.

Venne il 1977 e nel bel mezzo dell’assalto al cielo, della rivoluzione mancata, il 1977 non il 1968, Lucio Dalla pubblica Come è profondo il mare. Ricordo le polemiche, perché la canzone è considerata da molti una sorta di prodromo del riflusso non essendo intonata ai tempi. Come al solito non capivano niente. Una grande canzone, finemente poetica, totalmente umana. Il mare, del resto, è una costante nelle canzoni di Dalla, dal mare arriva sempre qualcosa e sotto il mare c’è tutto, il mistero della vita, prima ancora dei buoni e dei cattivi pensieri.

Alla fine dei settanta, d’estate, mi trovavo in ospedale e leggendo i giornali vedo che Banana Republic è diventato un successo mediatico. La canzone e il titolo dell’album, tratto da un brano del cantante country Steve Goodman, e tutte le altre, in particolare, Ma come fanno i marinai. Lucio Dalla, insieme a Francesco De Gregori, si era ripreso d’un balzo la ribalta delle giovani emozioni riempiendo gli stadi in tutta Italia.

Nei primi anni ottanta ho cominciato a lavorare, però ricordo di aver assistito, a Padova in un Appiani gremito, a un bellissimo concerto di Dalla accompagnato dal gruppo degli Stadio.

Più recentemente l’ho incontrato di persona, di sfuggita a Roma, in uno studio televisivo, ma non importa.

Lucio, a modo suo, è stato sempre presente, con le sue canzoni e con la capacità che aveva di raccontare storie che ciascuno di noi riusciva a sentire vere e spesso anche proprie.

La più bella di queste storie, è senz’altro la sua, cominciata il 4 marzo del 1943.

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