Jean-Michel Basquiat e Syd Barrett. Talento, luce e tenebra

Leggendo la vita e le storie di Jean-Michel Basquiat e  Syd Barrett emergono alcune forti analogie che fanno davvero riflettere sulle caratteristiche delle loro personalità creative.

L’amore per l’arte è trasmesso a Basquiat dalla madre Matilde, statunitense di origini portoricane, fin da piccolo lo accompagnava a visitare gallerie e musei (il Metropolitan Museum o il  Museum of modern art di New York).

L’interesse per la musica di Syd Barrett nasce dal fatto che il padre Max suonava nella Cambridge Philharmonic Society.

Nel 1968 il giovane Basquiat viene investito da un’auto, l’incidente provoca lesioni interne che gli costano l’asportazione della milza. Jean-Michel  rimane a lungo in ospedale, la madre gli regala un libro di anatomia: Gray’s Anatomy, che avrà una notevole influenza sulla sua tecnica pittorica.

Il padre di Syd Barrett, Max era di professione anatomo patologo, certamente un aspetto che non sarà stato di secondaria importanza per il giovane Barrett.

Quando Jean-Michel ha sette anni i genitori divorziano.

Basquiat, insieme agli amici Vincent Gallo, Michael Holman, Wayne Clifford, Nick Taylor e Shannon Dowson, costituisce una band musicale denominata, appunto, Gray.

Il giovane Barrett  fino all’età di 14 anni non mostrava un interesse prioritario per la musica, piuttosto per il disegno. Il suo personaggio preferito era Edward Lear, che, come lui, amava dipingere.

“Poor dad died today” scrive Barrett nel diario nel 1961, quando muore il padre.

Nel 1963 dagli USA iniziò a diffondersi l’LSD, molti studenti di Cambridge ne fecero uso e Barrett era uno di loro.

Sul finire degli anni 70 Basquiat comincia a disegnare graffiti (firmandosi SAMO) per le strade di Manhattan, insieme all’amico Al Diaz, e inizia a fare uso di LSD.

Nel 1967 Syd Barrett dichiarò, tra lo stupore degli astanti, che voleva essere il Jackson Pollock della musica.

La carriera artistica di Basquiat raggiunge il culmine nel periodo compreso tra il 1983  e il 1988, cinque anni nei quali diventa un pittore famoso, nel 1983 aveva incontrato Andy Warhol.

Il culmine della carriera artistica di Syd Barrett fu raggiunto tra il 1965 e il 1970, cinque anni durante i quali lanciò i Pink Floyd, abbandonò la band e produsse alcuni album da solista.

Jean-Michel Basquiat muore nel 1988 per un’overdose di eroina dopo un periodo di profonda depressione a causa della recente scomparsa di Warhol.

Nel 1975 i Pink Floyd pubblicarono l’album Wish You Were Here contenente numerosi riferimenti a Barrett. Durante la produzione, negli studi di registrazione, apparve un personaggio singolare, completamente calvo, con in mano una busta della spesa. Era Barrett, molto trasandato e decisamente grasso. Gli ex compagni del gruppo gli chiesero come avesse fatto a ingrassare tanto. Barrett rispose che a casa aveva un grande frigorifero, zeppo di carne di maiale.

Dopo, non lo videro mai più.

Jean-Michel Basquiat. Downtown 81

Downtown 81 (conosciuto anche come New York Beat Movie) è un film del 1981 diretto da Edo Bertoglio e ispirato alle vicende di vita del pittore americano Jean-Michel Basquiat.

La trama è piuttosto semplice. Jean-Michel esce dall’ospedale e appena riassaporata la libertà si accorge di essere stato sfrattato. Quindi vaga per la Downtown di NY con un quadro e un clarinetto cercando qualcuno interessato alla sua pittura e scrivendo messaggi ironici e di denuncia sociale sui muri della città.

In questo viaggio abbastanza surreale Jean-Michel attraversa ambienti underground e incontra le persone più strane dando l’impressione di essere sempre a proprio agio e di non scomporsi mai.

Grazie a You Tube è possibile vedere il filmato in versione originale e immergersi insieme a Basquiat in quella dimensione onirica neo espressionista che caratterizza anche il film come del resto la pittura di Jean-Michel.

Le immagini evocano notti d’altri tempi, luoghi mistici e dimensioni mitiche, e c’è anche ironicamente riprodotto il mondo della fiaba. La barbona, dopo essere stata baciata da JM, diventa una fata e regala a Basquiat una valigia di soldi.

E’ un film da vedere perché oltre a essere un’allegoria del destino e dell’importanza degli incontri fortunati (quello con Andy Warhol lo fu davvero per JMB) è la rappresentazione di un universo pittorico e culturale che non si è crogiolato nell’agiografia del graffito ma partendo dal graffito ha abbracciato e fatto propri, con intensa curiosità, i simboli e le icone della grande arte contemporanea.

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