Ancora su Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro.

Il percorso professionale e imprenditoriale di Steve Jobs è molto istruttivo per tentare di capire quali possono essere i fattori critici di successo (e che successo!) di una impresa.

E non necessariamente soltanto imprese che operano nel mondo dell’high tech, web e relativi device, ma tutte le imprese.

Il punto centrale è il prodotto. Tutta l’organizzazione ruota intorno al prodotto e a chi lo realizza e il prodotto viene creato e costruito in modo tale che piaccia e soddisfi il cliente. Semplice a parole. Per raggiungere questo obiettivo e per mantenere e consolidare i risultati l’organizzazione deve essere piatta, snella, ridotta ai minimi termini, insomma è bene che aleggi sempre lo spirito iniziale: lo spirito dello start up.

Tali suggestioni, colte qua e là, tra le righe di “Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro” ci portano a riflettere su quanto siano lontane da questo modello molte imprese di casa nostra.

Aziende nelle quali le funzioni di staff ridondano di personale e abbondano inutili presidi di coordinamento, spesso del tutto scoordinati e male assortiti, nelle quali pochi manager di vertice conoscono davvero il prodotto e le responsabilità sono disperse e frammentate e nessuno è veramente responsabile di qualcosa. In queste aziende chi si occupa di prodotto viene spesso guardato con sospetto perché troppo creativo e poco sensibile al contenimento della spesa.

Se poi estendiamo questo modello al mondo dei servizi, di qualunque tipo, non escludendo i servizi pubblici, potremmo giungere a rilevare un generale distacco emotivo tra le persone dell’azienda, o ente che sia, e il prodotto servizio prestato.

L’entusiasmo e la passione delle persone sono la chiave del successo di una impresa, senza questa tensione non si può pensare di essere competitivi.

Una delle ricette che emergono dalla lettura di questo libro.

Perché, dalle nostre parti, oggi, è così difficile metterla in pratica?

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I cuori del passato e del futuro. Riflessioni su due libri.

La parola futuro è presente in due libri davvero significativi. Abbiamo già scritto di “Breve storia del futuro” di Jacques Attali e di “Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro” di Jay Elliot.

Perché allora torniamo sui passi perduti?

Il motivo è che, talvolta, andando avanti nella lettura, capita di mettere in relazione tra loro contenuti e riflessioni provenienti da fonti diverse (nel nostro caso i libri succitati) e che queste suggestioni acquistino un significato che in precedenza, viste singolarmente, non sembrava avessero.

La parte, a mio parere, più bella e interessante del libro di Attali racconta dei luoghi e delle città dove, alternativamente, hanno battuto, nel tempo, i cuori del mercantilismo: da Bruges a Amsterdam, a Venezia, Anversa, Genova, Londra, Boston, New York e per finire la California.

Attali ridisegna il percorso della storia attraverso la prospettiva mercantile e produce un affresco interessante e ricco di significati.

Noi italiani abbiamo avuto Venezia e Genova, le repubbliche marinare, ma nei libri di scuola a mala pena è dedicato loro un paragrafo.

Guarda caso, l’ultima stazione, è la California, proprio laggiù dove batte il cuore di Steve Jobs, l’imprenditore che ha voluto cambiare il mondo e c’è riuscito con le sue applicazioni innovative e i prodotti rivoluzionari.

Dentro questo percorso è impossibile non avvertire l’importanza del legame misterioso tra territori, persone e innovazione. E’ come se, talvolta, avvenisse una sorta di miracolo alchimistico con il quale questi fattori riescono a fondersi insieme creando una posizione, un luogo, che  viene improvvisamente a collocarsi più avanti di tutti gli altri.

Il risultato è innovazione e ricchezza.

In quale nuova location della nostra vecchia terra batterà il prossimo cuore?

Steve Jobs l’uomo che ha inventato il futuro. Jay Elliot con William L. Simon

“Why join the navy if you can be a pirate?” in questo slogan coniato da Steve Jobs, uno tra i più grandi e riconosciuti visionari e creativi del nostro tempo, c’è buona parte dell’essenza di questo libro. Incredibilmente, ma non troppo, Jay Elliot, ex senior Vice President di Apple, che ha lavorato per anni con Steve Jobs dedica quasi la metà del suo lavoro al modo in cui Steve recluta i talenti, seleziona e gestisce gli ingegneri, gli art director, motiva il personale.

Apple appare come una azienda nella quale entri solo se sei innamorato del prodotto, intelligente e appassionato e conta poco il curriculum, la laurea ad Harvard o in altre prestigiose università; se poi hai dentro di te uno spirito davvero piratesco e vuoi lasciare il mondo a bocca aperta con le tue realizzazioni, ecco quello è proprio il posto giusto.

Nel bel mezzo di una notte può anche succedere che il leader, Steve appunto, ti chiami per discutere di un particolare, di un dettaglio del nuovo prodotto ma questo fa parte del gioco, dell’impresa. Nella mia vita, ho avuto la fortuna, di conoscere grandi imprenditori e manager e ho ritrovato tra le righe di questo libro la passione smodata per il prodotto che aveva e sicuramente continua ad animare Luciano Benetton e l’attenzione estrema per il dettaglio di Franco Tatò: “nel dettaglio c’è il diavolo” diceva.

Un lavoro che fa comprendere quale debba essere il mix attraverso cui nascono le imprese memorabili e che alla base del successo vi siano soprattutto persone eccellenti e motivate. Bella anche la prefazione di Luca De Biase che pone l’accento sulla qualità artistica di Steve Jobs e sul suo desiderio insopprimibile di trasformare in altrettanti artisti ogni uomo o donna di Apple.

“Ogni membro del team di progetto firmò su un grande foglio di carta da disegno, compreso Steve Wozniak, che firmò con il nomignolo usato da tutti, Woz. Gli acquirenti del Mac non avrebbero mai visto gli autografi all’interno del computer e non avrebbero neppure saputo della loro presenza. Ma gli ingegneri lo sapevano e per loro significava molto.”

Un libro bellissimo che ci insegna che la passione, l’amore per il prodotto e per le persone che lo sviluppano è il fulcro di ogni vero successo imprenditoriale.

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