I cuori del passato e del futuro. Riflessioni su due libri.

La parola futuro è presente in due libri davvero significativi. Abbiamo già scritto di “Breve storia del futuro” di Jacques Attali e di “Steve Jobs, l’uomo che ha inventato il futuro” di Jay Elliot.

Perché allora torniamo sui passi perduti?

Il motivo è che, talvolta, andando avanti nella lettura, capita di mettere in relazione tra loro contenuti e riflessioni provenienti da fonti diverse (nel nostro caso i libri succitati) e che queste suggestioni acquistino un significato che in precedenza, viste singolarmente, non sembrava avessero.

La parte, a mio parere, più bella e interessante del libro di Attali racconta dei luoghi e delle città dove, alternativamente, hanno battuto, nel tempo, i cuori del mercantilismo: da Bruges a Amsterdam, a Venezia, Anversa, Genova, Londra, Boston, New York e per finire la California.

Attali ridisegna il percorso della storia attraverso la prospettiva mercantile e produce un affresco interessante e ricco di significati.

Noi italiani abbiamo avuto Venezia e Genova, le repubbliche marinare, ma nei libri di scuola a mala pena è dedicato loro un paragrafo.

Guarda caso, l’ultima stazione, è la California, proprio laggiù dove batte il cuore di Steve Jobs, l’imprenditore che ha voluto cambiare il mondo e c’è riuscito con le sue applicazioni innovative e i prodotti rivoluzionari.

Dentro questo percorso è impossibile non avvertire l’importanza del legame misterioso tra territori, persone e innovazione. E’ come se, talvolta, avvenisse una sorta di miracolo alchimistico con il quale questi fattori riescono a fondersi insieme creando una posizione, un luogo, che  viene improvvisamente a collocarsi più avanti di tutti gli altri.

Il risultato è innovazione e ricchezza.

In quale nuova location della nostra vecchia terra batterà il prossimo cuore?

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Jacques Attali. Breve storia del futuro

Come sarà il mondo nel 2050?

Una domanda alla quale Jacques Attali prova a rispondere con la sua grande capacità di anticipazione e anterovisione.

L’economia di mercato e la dimensione consumistica è in crisi e la crisi provocherà formidabili impatti sociali mettendo  prima in competizione e poi in conflitto due grandi condizioni sociali: nomadismo e stanzialità.

Paradossalmente ciò che è successo in natura si replicherà andando a toccare e modificare gli stili di vita e l’intero universo umano. La mortificazione del territorio ridotto a periferia della metropoli e l’abbandono della natura provocheranno gravi crisi ecologiche mentre i paesi che oggi sono contraddistinti da forti dinamiche di sviluppo dovranno vedersela con l’invecchiamento della popolazione e con la necessità di investire in servizi e infrastrutture, obiettivi prima trascurati.

Mancheranno le risorse e l’economia di mercato, almeno come la conosciamo, collasserà fino ad estinguersi e a diventare un vago ricordo “come il feudalesimo”. Successivamente si svilupperà una nuova forma economica, che Attali definisce “economia relazionale”, tesa a realizzare servizi senza ricavarne utili.

Certamente il portato di queste visioni può lasciare perplessi, ma è indubbio lo sforzo dell’autore di costruire, sulla base di segnali deboli e non deboli, già oggi percepibili e apprezzabili, l’immagine più verosimile del futuro.

Davanti a questo scenario come non sorridere delle ridicole polemiche di casa nostra?

Un libro da leggere per meditare su cosa fare da subito.

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