Antonio Soccol. Il sorriso del mare

Domenica 26 febbraio alle ore 16.55 ricevo una mail dal mio amico Antonio. Una mail senza oggetto, nell’intestazione è semplicemente scritto “nessun oggetto”. Leggo il testo: “Antonio è partito per il suo lungo viaggio senza ritorno. Lo salutiamo lunedì 27 alle ore 15.15 presso il crematorio del Cimitero di Lambrate (Milano)”. Non ho potuto andare a Milano. Mi è dispiaciuto ma ho pensato che avrebbe detto, con il suo solito tono sbrigativo, “Cosa vieni a fare? Rimani a Roma è meglio, ci vediamo un’altra volta” e Antonio non amava Roma.

Adesso è lunedì 27, sono le 15.15 e racconto di lui. Un post che non avrei mai voluto scrivere.

Antonio Soccol, veneziano, uno dei più grandi giornalisti di mare e di nautica, nella sua vita ha collaborato con 131 riviste e ne ha dirette 20 tra cui Mondo Sommerso, No Limits World e tante altre. E’ stato, per più di dieci anni, copilota di imbarcazioni d’altura campioni d’Italia e d’Europa e è contitolare con Giorgio Tognelli di un record mondiale di velocità offshore. La Scuba Schools International gli ha rilasciato una carta platino che attesta più di 5.000 ore di immersione con ARA. Per la sua competenza in campo nautico è stato insignito del titolo di “Pioniere della Nautica”.

Amico e conoscente di grandi personalità della cultura, della letteratura, dell’industria e del giornalismo: J.Y.Cousteau, Gerard d’Aboville, Alex Carozzo, Gianni Agnelli, Renato “Sonny” Levi, Peter Du Cane, GB Frare, Pietro e Giampiero Baglietto, Giorgio Barilani, Franco Harrauer, Massimo Gregori, Sergio Abrami, Carlo Riva, Don Aronow, Merrik Lewis, Giorgio Tognelli, Salvatore Gagliotta, Nino Petrone, Guido Buriassi, Dick Bertram, Alberto Korda, Gianni Roghi, Carlo Marincovich, Fernanda Pivano, Gabriel Garcìa Màrques, Jorge Amado, Folco Quilici, Marian Skubin, per citarne alcuni… Gente che il mare l’ha scritto, fotografato, studiato, cantato, dipinto, raccontato, tradotto, analizzato, corso, navigato, difeso, lavorato e vissuto.

La sua, una scrittura pulita, cristallina per certi versi acquatica con la quale ha raccontato tante storie di mare, di barche, di avventura e anche di cattive abitudini, di umana debolezza e incomprensione.

Ho conosciuto Antonio più di dieci anni fa quando è uscito il mio primo romanzo “Apnea”, il libro gli piaceva e scrisse una bella recensione. Da quel giorno ci siamo sentiti spesso, per e mail e visti, le volte che salivo a Milano.  Ricordo il suo entusiasmo nell’operazione Gianni Roghi. Voleva ricordare Gianni nel migliore dei modi e far conoscere al pubblico i suoi lavori e le sue opere. Per l’occasione organizzò una vera e propria offerta multimediale: un portale internet, una mostra e alcuni convegni.

Antonio era un uomo intelligente e generoso. Un pioniere sempre, nella motonautica, nella vela (exocetus volans, la sua barca ibrida, è l’esempio più tangibile), nell’editoria, nella scrittura, nella subacquea e sul web. Uno che aveva l’avventura nel sangue e che amava sentire, come diceva spesso, le farfalle nello stomaco, piuttosto che languire e poltrire in un porto sicuro. Diamine, era il co pilota di Arcidiavolo!

Da non perdere la serie di interviste su Rai.tv, nell’ambito dei servizi “uno su mille” dedicati a Raimondo Bucher.

Quando gli comunicai che avevo deciso di farne il protagonista di un romanzo rise di gusto. Nel Sorriso del vento è Anton e il Capitano John. La stessa persona, anzi una persona con due personalità. Così, per un pezzo, divertendosi, firmò le sue mail capt John. Antonio non amava Roma e non aveva torto perché proprio da Roma era partita la discutibile iniziativa che l’aveva privato della direzione di Mondo Sommerso, la sua rivista, (mai bella come quando la dirigeva) ma ciononostante me lo trovai davanti alla presentazione del Sorriso del vento.

Come se il Capitano John fosse uscito dalle pagine del libro e materializzato, all’insaputa di tutti, davanti all’autore sbigottito e incredulo. Quella è stata una grande emozione, più di tutto il resto: del libro, degli ospiti, dei giornalisti. Sapevo, infatti, che Antonio era venuto solo per me.

L’ultima volta che l’ho sentito è stato circa due mesi fa. Al telefono. Era stanco di combattere la sua guerra marziana ma aveva ancora molta voglia di vivere.

Ciao Antonio, ciao amico caro.

“Sosta quanto puoi, lontano dai rumori del mondo. Completamente immerso nel meraviglioso nulla saziante”.

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