Petronio Arbitro. Satyricon

Chi erano Satiri e Sileni?

Divinità greche, giovani successori di Foroneo, per alcuni il primo uomo comparso sulla terra, figlio di Inaco, divinità fluviale e di Melia, una ninfa figlia di Oceano. Foroneo, in verità molto simile a Prometeo, si suppone sia stato il fondatore della prima comunità umana, abbia scoperto il fuoco e la fusione dei metalli.

Sileni e Satiri, a tutti gli effetti suoi nipotini, vengono spesso confusi, ma a essere accorti i primi avevano zampe e coda di cavallo mentre i secondi zampe e coda di capra. Entrambi, insieme a Ninfe e Menadi, facevano parte del corteo dionisiaco.

Una curiosità, se digitiamo le parole Sileno e Satiro nell’apposito spazio destinato alla ricerca dentro il portale Cognomi-Gens (http://www.gens.info/italia/it/) scopriamo che il cognome Sileno è ancora abbastanza diffuso in Italia, soprattutto nelle regioni della Magna Grecia e il cognome Satiro, più raro, è riscontrabile più o meno nelle stesse aree.

Satiri e Sileni, quindi, sono ancora tra noi? Può darsi, ma questo è un tema a parte.

Sileno è un personaggio interessante, figlio di Pan, dio silvestre, e di una ninfa ha  aspetto corpulento è calvo, peloso, raffigurato con attributi bestiali, molto saggio,  disprezza i beni terreni. E’ il precettore di Dioniso giovane, poi successivamente preda del vizio del bere e altri eccessi.

Partecipa ai banchetti sacri a Dioniso presentandosi a cavallo di un’asina ed è componente stabile del tiaso dionisiaco. Il suo volto ammiccante è raffigurato sulle metope dei templi dionisiaci e plasmato sulle statuette votive, spesso abbracciato a una menade.

Questa lunga prolusione introduce un libro importante e classico che ha, per molte ragioni, forti assonanze con i contenuti culinari o, per essere più precisi, con la più grande rappresentazione dell’eccesso in cucina che la letteratura sia riuscita a tramandare.

Il Satyricon di Petronio Arbitro infatti è, in buona parte, caratterizzato dal racconto della cena di Trimalcione, un monumento barocco e inquietante dedicato all’arte del fagocitare e all’ars vivendi del tardo impero romano e precursore di accadimenti analoghi nelle epoche seguenti.

Enclopio e Ascilto sono i protagonisti di una parodia dell’andare che li porterà prima a odiarsi, a causa del condiviso amore per il giovane Gitone, e successivamente a ritrovarsi passando attraverso episodi paradossali, orge e incontri fortuiti.

La celebre “cena Trimalchionis” è il momento centrale del racconto e occupa una buona metà del testo.

Trimalcione è un liberto divenuto ricco con il commercio. Alla cena sono invitati oltre  ai tre giovani, Enclopio, Ascilto e Gitone, altri personaggi del suo rango. Le descrizioni delle portate sono incredibili, come del resto la scenografia che le accompagna.

“Quanto al vassoio, vi campeggiava un asinello in corinzio con bisaccia, che aveva olive bianche in una tasca, nere nell’altra. Ricoprivano l’asinello due piatti, su cui in margine stava scritto  il nome di Trimalcione e il peso dell’argento. E vi avevano saldato ancora dei ponticelli, che sostenevano ghiri cosparsi di miele e papavero. E c’erano dei salsicciotti a sfrigolare su una graticola d’argento, e sotto la graticola susine di Siria con chicchi di melagrana”.

Le portate sono seguite da giochi acrobatici dei servi e dalla conversazione dei commensali su svariati temi quali l’inopportunità dei bagni, la funzione del funerale, l’agricoltura, la religione, i giochi pubblici, i disturbi intestinali, il destino, i monumenti funebri, ecc.

Oltre alla lettura, che senz’altro consiglio, un altro modo per conoscere e apprezzare il racconto è gustarsi il celebre film di Fellini, Satyricon, facilmente rinvenibile, in forma integrale, su You Tube. Anche se nel film la cena di Trimalcione è trasfigurata in una dimensione onirica e decadente, bisogna ammettere che mantiene il suo carattere ironico e trasgressivo. La tecnica di ripresa è tradizionale al contrario di quella geniale e innovativa, video clipping ante litteram, di Carmelo Bene in Salomè, ma il contenuto è evocativo e per molti versi affascinante.

Il mondo del Satyricon è il mondo antico dei Satiri, dei Sileni, delle Menadi e delle energie dionisiache e ancora oggi, talvolta, è utile buttarvi uno sguardo, anche solo per mantenere vivo il ricordo di come eravamo.

Pierre Klossowski. La parola e lo sguardo

Pierre Klossowski nasce a Parigi nell’agosto del 1905 e vi muore nel 2001. E’ considerato uno dei più interessanti scrittori francesi contemporanei ma, in verità, è anche filosofo, disegnatore, pittore, fotografo e cineasta.  Cresce in una famiglia polacca a dir poco eccentrica e particolare. Il padre Erich Klossowski è storico d’arte e pittore, la madre Elisabeth Dorothea Spiro, nata a Breslavia, in Prussia (attualmente Wroclaw, Polonia) una nota pittrice. Elisabeth a Parigi ha due figli Pierre, appunto nel 1905 e Balthasar nel 1908, il famoso pittore Balthus. Elisabeth Spiro Klossowski dipinge con il nome di Klossowska Baladine. I Klossowski lasciano la Francia nel 1914, all’inizio della prima guerra mondiale, a causa della loro nazionalità tedesca. Nel 1917 la coppia si separa. Klossowska porta i figli prima in Svizzera e poi, spinta da difficoltà finanziarie, a Berlino. Tornano a Parigi nel 1924, dove vivono in condizioni di estrema indigenza aiutati da amici e parenti. La Klossowska, lasciato il marito, intrattiene una lunga relazione con il poeta Rainer Maria Rilke. Rilke, nella corrispondenza che fu pubblicata dopo la sua morte, la chiamava col nomignolo “Merline”. Un’altro grande scrittore che frequenta la casa è André Gide al quale Pierre fa da segretario. La famiglia, le frequentazioni della madre hanno grande influenza sui due figli trasportandoli d’incanto sulle vie della letteratura e dell’arte. Pierre insieme al filosofo Georges Bataille è uno dei protagonisti della rilettura francese dell’opera di Nietzsche facendo emergere gli argomenti dell’emozione e della differenza. Tuttavia  il centro della riflessione di Klossowski è sul linguaggio contemporaneo e sul fatto che il linguaggio si costituisca come stereotipo occultando le forze emozionali che contraddistinguono l’esperienza individuale. La presunta verità del linguaggio stereotipato nega l’esperienza umana e di conseguenza anche il campo dell’immaginario. Il campo delle emozioni e dell’immaginario è soprattutto il contesto delle arti figurative e visive e l’ambito della loro libera rappresentazione. “La parola separata dall’esperienza diventa stereotipo” in questa consapevolezza c’è la tutta la voglia di Pierre di lasciare le opere del linguaggio e dedicarsi all’arte e alla pittura. Questo percorso di riflessione e conoscenza è caratterizzato dalla critica e rilettura delle opere di Søren Kierkegaard e Friedrich Nietzsche, il recupero del dionisiaco come espressione musicale di impulsi ineffabili e teoria degli affetti. Allo stesso modo viene ripercorsa l’opera di Sade interessandosi non tanto agli aspetti della perversione ma piuttosto alla lenta e progressiva distruzione del paradigma linguistico. La scelleratezza del filosofo è compresa nella ricerca dello sfondo impulsionale. Tra i suoi romanzi spicca la trilogia: “Le Leggi dell’ospitalità” composta da: “La revoca dell’editto di Nantes”, “Roberta stasera” e “Il suggeritore”. Altre opere significative sono “Il Baffometto” e “Il bagno di Diana”. Pierre Klossowski ha anche successo come traduttore, la sua traduzione dell’Eneide  di Virgilio viene accolta con entusiasmo. Importante rammentare l’incontro, avvenuto negli anni settanta, con Carmelo Bene dal quale nascono due saggi sul modo di recitare dell’attore italiano (“Cosa mi suggerisce il gioco ludico di Carmelo Bene” e “Généreux jusqu’au vice”) e che avrebbe dovuto consacrarsi nell’ambito della Biennale di Venezia del ’90 (diretta da Bene, che poi diede le dimissioni) con una messa in scena de “Il baffometto”, che purtroppo non ebbe luogo. Rilevante è l’opera pittorica, orientata a una riproposizione della figurazione, attraverso la rappresentazione del fantasma e del concetto di simulacro. La sua intera produzione andrebbe riletta in questa chiave anche alla luce del lavoro svolto da suo fratello Balthus.

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