Alessandro Garofalo. Social media, riflessioni in 19 pezzi facili (parte seconda)

Alessandro Garofalo, autore di “Come un fisico fallito e uno psichiatra pentito sono andati alla ricerca della formula scientifica della innovazione e della creatività e non l’hanno trovata, ma hanno scoperto qualcosa di molto più utile e sorprendente divertendosi un sacco” scritto insieme a Matteo Rampin, invia alcune sue riflessioni appositamente per Themadjack e i suoi lettori, ovviamente pubblichiamo volentieri, in tre puntate (circa):

…..segue…..

10. La teoria di Kottke

Più un posto è degradato, più chi ci abita tende ad avere un comportamento incivile e scorretto.

Questa teoria si può applicare alla rete.

Una finestra rotta su di una facciata di una casa fa scattare una diffusa disubbidienza alle regole. Dove c’è degrado il numero delle persone disposte a rubare raddoppia.

Cosa voglio dire? Il tono delle conversazioni su internet dipende sia da chi modera il sito, sia da quanto le persone sono incoraggiate a sentirsi responsabili. Se manca un moderatore saggio di solito aumentano i comportamenti scorretti.

11. Come vivere online

Più tempo passiamo on line più diminuiscono le nostre capacità intellettive e di relazione. Sconnettersi sembrerebbe la via più semplice, credo invece che la soluzione sia imparare a concentrarsi, un modo cioè per trattare il tempo online con la stessa serietà che riserviamo alle nostre azioni reali. Scollegarsi  per sempre non è più possibile, quindi vediamo di stare meglio online!

12. La memoria e il web

Il modo in cui usiamo la memoria sta cambiando.

La nostra attenzione si sta spostando dal dato a dove poterlo recuperare.

Il web è ormai una memoria esterna a cui ci si affida anche per le date dei compleanni. I motori di ricerca rendono più pigra la nostra mente?

No.

Non si ricorda l’informazione, ma si ricorda perfettamente dove la si è archiviata.

13. Il numero di Dunbar

È un limite cognitivo teorico che concerne il numero di persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazioni sociali stabili, ossia relazioni nelle quali un individuo conosce l’identità di ciascuna persona e come queste persone si relazionano con ognuna delle altre.

Mi dispiace per i fanatici di FB…

…ma questo numero è intorno a 150.

14. Troppo disordine

Su Facebook ci sono i tuoi amici, su Twitter ci sono gli amici che vorresti avere.

Stiamo creando rumore su rumore…

Se ho 3000 amici come cazzo faccio a capire chi verrà a prendermi in stazione? O come dice una amica “…perché con 3000 amici che ho, mi cercano solo 4 stronzi?”

15. Scomparire dalla rete

Non twitto

Non posto

Non chatto

…quindi io produco!

Voi che cazzo fate?

16. Agorà e Twitter

Twitter è molto vicino al concetto dell’agorà ateniese. La democrazia ateniese coglieva i fatti più importanti della società e sapeva adattarsi. Il sistema americano chiede invece ai cittadini il consenso, ma scarsa partecipazione. Il coinvolgimento politico avviene ogni 4 anni. La diffusione dei blog e di twitter favoriscono il riavvicinamento dei cittadini alla vita pubblica e saranno sempre più importanti nella democrazia partecipativa. Avranno un ruolo sociale determinante.

17. La mediocrità

Scrivere un libro con un computer che è un elettrodomestico, la televisione piena di spettacoli finti e trucchi dell’immaginario, la cronaca sostituita con repertori di magazzino… La storia dell’uomo cambia innovando, tutto è più comodo e facile, si risparmia fatica inutile, è vero, ma dove sono il genio e l’intuizione?

Tutto è più mediocre.

…..continua……

Alessandro Garofalo. Social media, riflessioni in 19 pezzi facili

Alessandro Garofalo, autore di “Come un fisico fallito e uno psichiatra pentito sono andati alla ricerca della formula scientifica della innovazione e della creatività e non l’hanno trovata, ma hanno scoperto qualcosa di molto più utile e sorprendente divertendosi un sacco” scritto insieme a Matteo Rampin, invia alcune sue riflessioni appositamente per Themadjack e i suoi lettori, ovviamente pubblichiamo volentieri, in tre puntate (circa):

1. Il libro quotidiano delle emozioni

Penso che Facebook e Twitter abbiano creato un modo di pensare che per tanta gente funziona anche nel mondo reale quotidiano. Sta accadendo che abbiamo esteso fino al limite la cura del frammento, l’incompiutezza dei nostri ricordi e abbiamo messo tutto questo dentro i social network. Testi, musica, arte, fotografia, tutto è un mosaico di emozioni. Da luogo dell’esibizione il social network è diventato luogo dell’anima. I social network sono dei libri che si scrivono ogni giorno nel web, che è diventato oggi lo spazio delle nostre emozioni.

2. L’email

Chiunque abbia il mio indirizzo mi può scrivere da qualunque posto.

Il tuo messaggio mi viene evidenziato con varie modalità, ma è sempre in cima alla casella. La tua email non scade mai.

La posta in arrivo è come fosse una lista di cose da fare, è un promemoria scritto di se stessa. Geniale.

3. Un po’ di stile

  • Non cadete nelle trappole polemiche (flaming), allontanatevi se ci sono toni accesi e offensivi.
  • Non pubblicate materiale contraffatto anche se pubblicato da altri prima di te.
  • È un vostro diritto chiedere la rimozione di un commento.
  • Non insistere nell’inviare messaggi a chi ha espresso desiderio di non riceverne.
  • Non pubblicate dati di amici, numeri di telefono, indirizzi. Ad un famoso presentatore radiofonico hanno rubato in casa sapendo i suoi orari di allenamento per la maratona. Su questi temi ci sono sentenze esemplari.
  • Scrivere tutto di tutti fa si che chi è disonesto trova in rete un sacco di informazioni utili per rapinare, pedinare, ricattare.

4. La costante attenzione parziale

Il nostro cervello funziona come un iPad con applicazioni che aumentano a dismisura. La mania dell’informazione sta distruggendo la nostra capacità di trattenere significati. Collezioniamo frammenti.

Non osserviamo più. Usiamo gli occhi come uno scanner.

Il concept della comunicazione ora è integrato… flashmob, spot, gorilla marketing, viral….

5. Mezza rete non è umana

Il 51 % della navigazione in internet è generata in modo automatico e non è di utenti consapevoli.

Il cybercrime… spam, link nocivi, software spia, hakeraggi… è tutto automatico e generato da malintenzionati.

6. Come il sesso

Postare opinioni e commenti su Facebook è ormai una mania. Harvard e Bergen (le rispettive università) hanno concluso che utilizzare un social network dà un grado di soddisfazione pari a quella offerta dal sesso. È la dopamina che viene rilasciata.

Questo vuol dire che ormai usare un social network è un bisogno primario, è una potente forma di piacere. Inoltre la gente preferisce per l’80% parlare delle proprie esperienze che della realtà oggettiva.

L’utilizzo eccessivo di FB è assimilabile a una droga. La natura di FB, che evita il contatto faccia a faccia, facilita questa dipendenza sopratutto tra i giovani, gli ansiosi, i socialmente insicuri, le donne, mentre l’adulto, uomo o donna, più ambizioso o più organizzato non si fa sopraffare.

Meditate gente meditate

7. Tuttologi a gogo’

Mi pare di intravedere che molta gente di questi circuiti scrive solo e quasi sempre di se stessa. Altri si reputano competenti su tutto e sparano sentenze su qualunque cazzata capiti a tiro. Altri si fanno solo pubblicità autoreferenziale.

Questi sono pessimi compagni di viaggio

8. La solitudine

“Se devi parlarmi, mandami un messaggio”, sentiamo dire in certi contesti.

Quando una situazione si fa tesa o difficile, ci si può sempre rifugiare da un altra parte.

Volumi e velocità delle conversazioni on line ci costringono ad avere risposte semplici. Al contrario i nostri problemi sono sempre più delicati e complessi, ma questi mezzi di comunicazione possono svolgere solo compiti rudimentali. Non è una condanna della tecnologia, anzi, piuttosto dobbiamo allearci con lei.

A un funerale persone si mandano email…

……qualcosa non quadra

Siamo così impegnati a comunicare che non pensiamo.

Scrivere un messaggio ci fa avere la sensazione di avere tutto sotto controllo.

Chiami uno in Skipe però nel frattempo leggi le email di un altro….

Vai in ospedale a trovare qualcuno e rispondi al telefono, a cena i genitori inviano sms, al parco sorvegli i figli ma mandi sms….

Ma sia siamo fuori di testa?…stiamo mettendo in “pausa” tutti quelli intorno a noi….

9. Buone notizie

Ci sono anche buoni motivi per collegarsi.

Collegare i pubblicitari con chi vuole ricevere il loro messaggio (business permission marketing).

Collegare chi offre e cerca lavoro.

Collegare team,coordinare gruppi interaziendali.

Collegare persone affini.

Collegare fornitori.

Collegare chi abita vicino.

Collegare persone per creare un movimento.

….e si fanno pure i soldi…

Seth Godin, esperto di marketing, sul suo blog con il titolo “How to make money using the internet”.

……….continua……

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