Man Ray. L’etoile de mer

L’etoile de Mer (“La stella di mare”) è un cortometraggio nato dalla collaborazione tra Man Ray e il poeta surrealista Robert Desnos. Gli attori sono Kiki de Montparnasse (Alice Prin) e André de la Rivière. Le immagini e la messa a fuoco appiano distorte a causa dell’uso di specchi e un filtro bagnato.

Ne viene un film introspettivo, per molti versi sensuale, visibile peraltro tramite il link sottostante.

Un percorso velato, apparentemente subacqueo, nel quale le parole si mescolano alle immagini e ogni immagine è un’opera d’arte. Un uomo incontra una donna, lei si spoglia per lui, ma lui se ne va. E’ più interessato al suo fermacarte. Un vaso di vetro contenente una stella marina. La stella si muove lentamente, un movimento primordiale e affascinante. Le figure umane, al confronto, sono ombre e segni sottratti a una tela espressionista. Forse perché sono forme perdute nel deserto dell’eterna oscurità. Gli oggetti invece sembrano ingranaggi di un meccanismo dotato di energia immanente, una rivelazione cibernetica. Se i fiori fossero di vetro probabilmente andrebbero a rompersi come un amore finito o mai cominciato. L’amore di una donna sincera, bella, bella come un fiore.

Man Ray (1890 – 1976) è stato un importante artista americano, vicino ai movimenti Dada e Surrealista. Autore e regista di cortometraggi di avanguardia, come Le Retour à la Raison (2 min, 1923), Emak-Bakia (16 min, 1926), L’Étoile de Mer (15 min, 1928); e Les Mystères du Château du Dé (20 min, 1929). In realtà si chiamava Emmanuel Radnitzky, era nato a Philadelphia in Pennsylvania, e cresciuto a Brooklyn, New York, figlio di ebrei russi. Sin da giovanissimo aveva mostrato una forte inclinazione per l’arte. Nel 1911, la sua famiglia aveva cambiato il cognome in Ray a causa del diffuso antisemitismo. Emmanuel,  “Manny” per nickname, diventa Man Ray.

Nel 1915, espone alla prima personale dipinti e disegni. La sua prima opera proto-Dada, un assemblaggio dal titolo “Self-Portrait”, viene esposta l’anno seguente. A partire dal 1918 produce le prime fotografie importanti.

Durante il soggiorno a New York City, fonda, con l’amico Marcel Duchamp, il gruppo americano del movimento Dada, nato in Europa in contrapposizione con i canoni dell’arte tradizionale. Ma l’America e New York non mostrano molto interesse per l’avanguardia dadaista, “Dada non può vivere a New York”, così Man Ray si trasferisce in Francia, a Parigi, nel quartiere di Montparnasse, a quei tempi culla della creatività artistica.

A Parigi si innamora della cantante francese Kiki (Alice Prin), “Kiki de Montparnasse”, che diventa uno dei suoi modelli fotografici preferiti. Nei vent’anni che seguono Man Ray rivoluziona l’arte della fotografia. James Joyce, Gertrude Stein, Jean Cocteau posano nel suo studio fotografico. Con Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso, partecipa alla prima esposizione surrealista alla Galleria Pierre di Parigi nel 1925.

Nel 1934, l’artista surrealista Meret Oppenheim, nota per la sua tazza da tè coperta di pelliccia, posa per Man Ray che la ritrae nuda, in piedi e in altre posture. Insieme alla fotografa surrealista Lee Miller, sua amante e assistente, Man Ray sperimenta innovative tecniche fotografiche come la “solarizzazione” e i “rayographs”.

Nel 1946 si sposa con Juliet Browner, affascinante modella, soggetto di molte sue foto. Dopo alcuni anni trascorsi negli Stati Uniti, a Los Angeles, in California fa il definitivo ritorno a Montparnasse.

E’ sepolto nel locale cimitero.

Il suo epitaffio recita: “unconcerred but not indifferent”, incurante ma non indifferente.

Georges Bataille. La letteratura e il male

Georges Bataille, forse il più importante pensatore (filosofo, scrittore, antropologo, economista) francese del secolo scorso, nasce nel 1897 a Billon, Puy-de-Dome. La madre ha problemi psichici e il padre è affetto da sifilide.

Nel 1900 la famiglia Bataille si trasferisce a Reims. Quando inizia la prima guerra mondiale madre e figlio lasciano il padre cieco e paralizzato al suo destino. Episodio che rimarrà indelebile nella coscienza di Georges.

Negli anni venti Bataille diventa bibliotecario alla Biblioteca Nazionale.

E’autore di opere importanti tra cui: Histoire de l’oeil (Storia dell’occhio), Documents, L’azzurro del cielo, L’esperienza interiore, Su Nietzsche, La parte maledetta, L’erotismo, Le lacrime d’eros e ovviamente La letteratura e il male.  Le opere di Bataille sono comprese nei dodici volumi G. Bataille, Opere complete, pubblicati dall’editore Gallimard.

Nel 1936 fonda la rivista Acéphale  frequentata da autori di grande livello tra i quali Pierre Klossovski, Jean Paul Sartre, Claude   Levy Strauss, Walter Benjamin, Theodor Adorno, la copertina è firmata da André Masson.

Verso la fine degli anni quaranta Bataille diviene di fatto il punto di riferimento della nuova cultura francese. E’ anche grazie a lui e che prendono avvio i lavori e le opere di autori come Roland Barthes, Jacques Derrida, Maurice Blanchot e Michel Foucault. Muore l’8 luglio 1962.

La letteratura e il male affronta, raccontando le vicissitudini creative di grandi autori, il tema del confine tra il bene e il male e il travaglio del suo superamento. E’ forte in Bataille l’influsso di Nietzsche, riletto sviscerando il significato estremo e intimo di dionisiaco e immergendosi per intero nel campo dell’emotività e dell’eccesso.

Gli scrittori e la scrittrice (Emily Brontë, Charles Baudelaire, Jules Michelet, William Blake, DAF de Sade, Marcel Proust, Franz Kafka e Jean Genet) sono tutti  inevitabilmente di matrice borghese e affondano le proprie radici nella cultura cattolica e protestante, comunque cristiana, o ebraica quindi prigionieri del rigido assioma etico che distingue e allo stesso tempo confonde il bene e il male.

Nella visione di Bataille l’assioma viene rovesciato: avvicinarsi al Male e mettere il discussione il Bene è  innanzitutto condizione di libertà. Queste categorie sono artefatte e costruite a partire dalla negazione dell’essenza stessa di Dioniso. Il Male allora diventa opposizione, antitesi formale di tutto ciò che è accettato convenzionalmente e storicamente come  Bene.

Lo scrittore deve necessariamente superare questa dicotomia, lambire e penetrare terreni oscuri, in primis perché il racconto deve essere vero e poi perché attraverso la scrittura lo scrittore si mette in gioco.

C’è nella gestualità dello scrivere, travalicando, un accenno alla dimensione infantile, al sorriso puro e ancora inconsapevole dei divieti e delle proibizioni sociali, c’è il senso profondo e primitivo del coraggio e dell’autenticità. La letteratura autentica è sempre “prometeica”, perché mette in discussione le norme delle convenzioni e i princìpi della prudenza.

Il vero scrittore trasgredisce le leggi della società, per questo è colpevole, di una colpa che non porta al pentimento ma a forme estreme di soddisfazione e realizzazione.

Da non perdere l’intervista originale a Georges Bataille su You Tube e il rilevante saggio di Mario Perniola (il filosofo italiano che per primo ha “scoperto” e studiato l’opera di Bataille), Bataille e il negativo.


André Masson. La leggenda dell’istinto

La pittura di André Masson consente di inoltrarsi in profondità nei territori dell’emozione e delle pulsioni istintuali.

La terribile esperienza della prima guerra mondiale, la ferita e la convalescenza hanno un forte influsso sulla sua produzione artistica come, del resto, la sua adesione al movimento surrealista di cui è esponente di punta. In questo contesto prende avvio la sperimentazione di tecniche di pittura automatica, modo di dipingere apparentemente svincolato da un approccio razionale, al contrario molto istintivo e per certi versi casuale.

La conoscenza di Georges Bataille, il filosofo francese noto al grande pubblico (erroneamente e limitatamente) come il filosofo dell’erotismo, lo porta ad approfondire e a riprodurre su tela anche i temi della violenza e della sessualità. Masson firmerà per anni le copertine della famosa rivista di Bataille “Acéphale”. La seconda guerra mondiale e l’occupazione nazista lo convincono della necessità della fuga: raggiunge gli Stati Uniti con un cargo. Al suo arrivo buona parte dei disegni erotici contenuti nel bagaglio vengono distrutti dai funzionari della dogana, evidentemente l’arte di Masson non è considerata degenerata solo dai nazisti ma anche dai democratici e bigotti statunitensi.

In America, comunque, Masson influenza decisamente la produzione artistica degli espressionisti astratti, primo fra tutti Jackson Pollock. E’ un esilio ricco di suggestioni e scoperte come la conoscenza dell’arte orientale e cinese al museo di Boston. “E’ inutile voler entrare in un’arte del genere se non si comprende in primo luogo che l’essenziale, per un pittore Zen, è tutt’altra cosa (…). Per il cinese si tratta di un modo di esistere, in senso profondo, e non, come per noi, di un modo di fare. Per loro è un modo di fondersi nella vita universale, e per noi un modo di riassumere.” André Masson. La pittura dell’essenziale.

Lo studio dell’arte orientale rafforza il convincimento di Masson che l’arte è espressione vitale, non semplicemente un lavoro ma piuttosto libera trasposizione, oltre i limiti del possibile, di sentimenti e emozioni sulla tela, immediata riproduzione della visione. Michel Leiris scrive che Masson crea: “…immagini ognuna delle quali è una cattura, cioè la risposta immediata a un’emozione….il suo mondo si rivela tuttavia intimamente legato all’ambiente fisico che fornisce stupori improvvisi”.

Uno stupore che nasce dalla consapevolezza delle forze dell’esistenza e della natura primordiale e si traduce, col tempo e con l’esperienza, nella possibilità di rappresentarle serenamente. Dopo la guerra Masson torna in Francia si trasferisce in Provenza.

E’ considerato il grande maestro del colore surrealista.

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