Everett Ruess. Nemo 1934

lc_24word__688x806_sw

Alcuni anni fa il New York Times  ha dedicato un lungo articolo a Everett Ruess.

Un giovane esploratore degli inizi del secolo scorso, un idealista di vent’anni la cui scomparsa nel 1934 è ancora oggi considerata uno degli strani misteri del grande ovest americano.

Everett Ruess era un poeta, un pittore e intratteneva relazioni con importanti fotografi statunitensi dell’epoca, tra cui Dorothea Lange, la famosa fotografa documentarista, e Ansel Adams. Aveva solo 20 anni quando si allontanò nel deserto del sud ovest, con due asini e un quaderno, scomparendo per sempre.

Sono nate molte ipotesi, potremmo anche scrivere leggende, intorno all’accaduto: alcuni hanno parlato di un possibile annegamento nel fiume Colorado, altri di una caduta accidentale in un crepaccio, altri ancora di una fuga per amore conclusa confondendosi in una comunità indigena, quella Navajo, c’è anche chi ha parlato di omicidio ad opera di un serial killer che agiva da quelle parti.

Recentemente, nella riserva indiana Navajo a sud dello Utah, sono stati trovati resti umani che in un primo momento gli scienziati dell’Università del Colorado, sulla base di analisi forensi e test del DNA, avevano attribuito a Everett Ruess. Poi la versione è cambiata, le stesse ossa pare non fossero compatibili con le caratteristiche fisiche del ragazzo ma piuttosto con quelle di un indiano della riserva.

Rimane il mistero, ma restano comunque chiare tracce dell’attività poetica di Everett e alcune sue incisioni che raccontano di un amore travolgente per la natura, forse un amore talmente forte da spingerlo ad annullare la sua identità mescolandosi con la cosa selvaggia.

ruess02

“Non sono ancora stanco della vita selvaggia, anzi apprezzo sempre più la sua bellezza e l’esistenza errante che conduco. Preferisco la sella al tram e il cielo stellato al soffitto, preferisco il sentiero oscuro e difficoltoso verso l’ignoto alla strada asfaltata, e la pace profonda del selvaggio allo scontento generato dalle città.”

E’ questo il passaggio che colpisce la nostra immaginazione e spinge a formulare una domanda: cosa porta un giovane uomo a isolarsi al punto tale da decidere di perdersi per sempre?

La questione ha strette relazioni con il concetto di identità, anche nella scelta di Henry David Thoreau è possibile cogliere lo stesso elemento, in quel caso il rifiuto di una condizione umana artefice di un sistema di produzione industriale che la rende schiava, prima in fabbrica e poi nelle vesti di consumatore. All’identità dell’uomo industriale o post industriale si contrappone l’identità dell’uomo naturale, l’uomo che sta con e nella natura e non l’uomo che crede di potersi realizzare contro la natura.

“La vita che conduce gran parte della gente mi ha sempre lasciato insoddisfatto e ho sempre desiderato vivere più intensamente e con pienezza.”

Sono proprie di questi tempi la discussione sugli effetti negativi di un secolo, il novecento, sulla sostenibilità del pianeta e le polemiche sul ruolo dei geometri e degli ingegneri nella cementificazione del territorio e la distruzione del paesaggio.

Il senso del messaggio di Everett Ruess, forse, è solo quello di aver dissentito con largo anticipo con un processo di cui evidentemente, come poeta e pittore coglieva i segnali deboli, la sua scomparsa quindi è la metafora della scomparsa di un tipo di uomo, l’uomo naturale, un’uscita di scena silenziosa e rispettabile, molto simile a quella degli antichi Dei.

“La bellezza intorno a me è sufficiente.”

E leading 2 burros

Annunci

Alessandro Garofalo. Social media, riflessioni in 19 pezzi facili (parte terza)

Alessandro Garofalo, autore di “Come un fisico fallito e uno psichiatra pentito sono andati alla ricerca della formula scientifica della innovazione e della creatività e non l’hanno trovata, ma hanno scoperto qualcosa di molto più utile e sorprendente divertendosi un sacco” scritto insieme a Matteo Rampin, invia alcune sue riflessioni appositamente per Themadjack e i suoi lettori, ovviamente pubblichiamo volentieri, in tre puntate:

…..segue…..

18. Privacy? Ma dove?

Facebook ci permette di festeggiare insieme primi passi di una creatura appena nata o di piangere la morte di un proprio caro. Possiamo informare tutti gli amici degli acquisti che abbiamo fatto online. Sapere che in pratica tutto il mondo può conoscere i nostri interessi è molto inquietante. Si stima che ogni anno condivideremo il doppio delle informazioni dell’anno precedente. Vivremo circondati da intimi sconosciuti, altro che le raccomandazioni “non parlare con gli sconosciuti” da dire ai propri figli… ormai in rete gli sconosciuti possono darci molto e noi possiamo dare molto a loro. Facebook è creato apposta per far si che chi si collega per la prima volta possa provare l’esperienza “momento aha!”. È una reazione emotiva visibile, osservata filmando chi navigava per la prima volta. FB sa la formula per calcolare il numero esatto di momenti aha! che rendono l’utente dipendente e il sito è progettato per arrivarci il più velocemente possibile. E se chiuderai il rapporto con FB le foto dei tuoi amici ti diranno che “oh- no!” sentiranno la tua mancanza e ti faranno sentire in colpa.

19. il decalogo dell’hacker

Al MIT di Boston, dove è nato il movimento degli hacker, in una famosa notte di tanti anni fa, i primi ribelli smontarono e rimontarono una macchina della polizia sulla cupola del MIT come segno di protesta.

Gli hacker si diedero delle regole, eccole (le ho fotografate 6 anni fa in un documento che mi è capitato tra le mani durante una visita condotta da studenti. Bella cosa in America sono gli studenti che ti accompagnano a visitare i campus. Ma questo è un altro film):

  • Sii sicuro,…nel senso di non compromettere mai la tua e altrui incolumità
  • Non lasciare prove
  • Lascia le cose come le hai trovate
  • Se trovi qualcosa di rotto, avverti
  • Non fare danni
  • Non rubare nulla
  • La forza bruta e’l’ultima risoluzione degli incompetenti
  • Non fare l’hacker sotto influenza di droghe e alcool
  • Non fare cadere cose dal palazzo
  • Non essere solo
  • Fai agire il senso

Rinunciare al potere per mantenere la leadership: l’apertura è l’unico modo per mantenere il controllo.

 Oggi ci sono due tendenze sintomo di un cambiamento in atto:

ci sono più persone on line, non solo nel senso di persone che usano internet, ma anche di maggior tempo che si sta on line e di attività che li vi si svolgono.

Aumenta molto la condivisione perché è più facile, economica e più veloce.

Bisogna riconoscere, lo ammetto a malincuore, che non siamo noi a esercitare il potere, ma gli altri, i follower, i clienti.

Penso che per riavere una parvenza di controllo del sistema bisogna essere costruttivi nella rinuncia al potere.

Sembra un paradosso, ma l’accettare che sono gli altri a detenere il potere ci può aiutare a contenere i comportamenti negativi che vedo manifestarsi nella rete.

Basta “lasciarsi andare” per un po’, per essere aperti dobbiamo rinunciare al “potere.”

Ma per colmare quel vuoto dobbiamo sviluppare fiducia: bisogna convincersi che, una volta che rinunciamo al potere, le persone a cui delegheremo l’ autorità agiranno in modo responsabile.

 ……il gioco è fatto….conviene perdere il controllo….per averlo!

 Alessandro Garofalo

Grazie a Charlene Li per i suoi ficcanti spunti.

Conosciuta ma soprattutto ascoltata nel novembre 2011 a Milano.

 

Alessandro Garofalo. Social media, riflessioni in 19 pezzi facili (parte seconda)

Alessandro Garofalo, autore di “Come un fisico fallito e uno psichiatra pentito sono andati alla ricerca della formula scientifica della innovazione e della creatività e non l’hanno trovata, ma hanno scoperto qualcosa di molto più utile e sorprendente divertendosi un sacco” scritto insieme a Matteo Rampin, invia alcune sue riflessioni appositamente per Themadjack e i suoi lettori, ovviamente pubblichiamo volentieri, in tre puntate (circa):

…..segue…..

10. La teoria di Kottke

Più un posto è degradato, più chi ci abita tende ad avere un comportamento incivile e scorretto.

Questa teoria si può applicare alla rete.

Una finestra rotta su di una facciata di una casa fa scattare una diffusa disubbidienza alle regole. Dove c’è degrado il numero delle persone disposte a rubare raddoppia.

Cosa voglio dire? Il tono delle conversazioni su internet dipende sia da chi modera il sito, sia da quanto le persone sono incoraggiate a sentirsi responsabili. Se manca un moderatore saggio di solito aumentano i comportamenti scorretti.

11. Come vivere online

Più tempo passiamo on line più diminuiscono le nostre capacità intellettive e di relazione. Sconnettersi sembrerebbe la via più semplice, credo invece che la soluzione sia imparare a concentrarsi, un modo cioè per trattare il tempo online con la stessa serietà che riserviamo alle nostre azioni reali. Scollegarsi  per sempre non è più possibile, quindi vediamo di stare meglio online!

12. La memoria e il web

Il modo in cui usiamo la memoria sta cambiando.

La nostra attenzione si sta spostando dal dato a dove poterlo recuperare.

Il web è ormai una memoria esterna a cui ci si affida anche per le date dei compleanni. I motori di ricerca rendono più pigra la nostra mente?

No.

Non si ricorda l’informazione, ma si ricorda perfettamente dove la si è archiviata.

13. Il numero di Dunbar

È un limite cognitivo teorico che concerne il numero di persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazioni sociali stabili, ossia relazioni nelle quali un individuo conosce l’identità di ciascuna persona e come queste persone si relazionano con ognuna delle altre.

Mi dispiace per i fanatici di FB…

…ma questo numero è intorno a 150.

14. Troppo disordine

Su Facebook ci sono i tuoi amici, su Twitter ci sono gli amici che vorresti avere.

Stiamo creando rumore su rumore…

Se ho 3000 amici come cazzo faccio a capire chi verrà a prendermi in stazione? O come dice una amica “…perché con 3000 amici che ho, mi cercano solo 4 stronzi?”

15. Scomparire dalla rete

Non twitto

Non posto

Non chatto

…quindi io produco!

Voi che cazzo fate?

16. Agorà e Twitter

Twitter è molto vicino al concetto dell’agorà ateniese. La democrazia ateniese coglieva i fatti più importanti della società e sapeva adattarsi. Il sistema americano chiede invece ai cittadini il consenso, ma scarsa partecipazione. Il coinvolgimento politico avviene ogni 4 anni. La diffusione dei blog e di twitter favoriscono il riavvicinamento dei cittadini alla vita pubblica e saranno sempre più importanti nella democrazia partecipativa. Avranno un ruolo sociale determinante.

17. La mediocrità

Scrivere un libro con un computer che è un elettrodomestico, la televisione piena di spettacoli finti e trucchi dell’immaginario, la cronaca sostituita con repertori di magazzino… La storia dell’uomo cambia innovando, tutto è più comodo e facile, si risparmia fatica inutile, è vero, ma dove sono il genio e l’intuizione?

Tutto è più mediocre.

…..continua……

Alessandro Garofalo. Social media, riflessioni in 19 pezzi facili

Alessandro Garofalo, autore di “Come un fisico fallito e uno psichiatra pentito sono andati alla ricerca della formula scientifica della innovazione e della creatività e non l’hanno trovata, ma hanno scoperto qualcosa di molto più utile e sorprendente divertendosi un sacco” scritto insieme a Matteo Rampin, invia alcune sue riflessioni appositamente per Themadjack e i suoi lettori, ovviamente pubblichiamo volentieri, in tre puntate (circa):

1. Il libro quotidiano delle emozioni

Penso che Facebook e Twitter abbiano creato un modo di pensare che per tanta gente funziona anche nel mondo reale quotidiano. Sta accadendo che abbiamo esteso fino al limite la cura del frammento, l’incompiutezza dei nostri ricordi e abbiamo messo tutto questo dentro i social network. Testi, musica, arte, fotografia, tutto è un mosaico di emozioni. Da luogo dell’esibizione il social network è diventato luogo dell’anima. I social network sono dei libri che si scrivono ogni giorno nel web, che è diventato oggi lo spazio delle nostre emozioni.

2. L’email

Chiunque abbia il mio indirizzo mi può scrivere da qualunque posto.

Il tuo messaggio mi viene evidenziato con varie modalità, ma è sempre in cima alla casella. La tua email non scade mai.

La posta in arrivo è come fosse una lista di cose da fare, è un promemoria scritto di se stessa. Geniale.

3. Un po’ di stile

  • Non cadete nelle trappole polemiche (flaming), allontanatevi se ci sono toni accesi e offensivi.
  • Non pubblicate materiale contraffatto anche se pubblicato da altri prima di te.
  • È un vostro diritto chiedere la rimozione di un commento.
  • Non insistere nell’inviare messaggi a chi ha espresso desiderio di non riceverne.
  • Non pubblicate dati di amici, numeri di telefono, indirizzi. Ad un famoso presentatore radiofonico hanno rubato in casa sapendo i suoi orari di allenamento per la maratona. Su questi temi ci sono sentenze esemplari.
  • Scrivere tutto di tutti fa si che chi è disonesto trova in rete un sacco di informazioni utili per rapinare, pedinare, ricattare.

4. La costante attenzione parziale

Il nostro cervello funziona come un iPad con applicazioni che aumentano a dismisura. La mania dell’informazione sta distruggendo la nostra capacità di trattenere significati. Collezioniamo frammenti.

Non osserviamo più. Usiamo gli occhi come uno scanner.

Il concept della comunicazione ora è integrato… flashmob, spot, gorilla marketing, viral….

5. Mezza rete non è umana

Il 51 % della navigazione in internet è generata in modo automatico e non è di utenti consapevoli.

Il cybercrime… spam, link nocivi, software spia, hakeraggi… è tutto automatico e generato da malintenzionati.

6. Come il sesso

Postare opinioni e commenti su Facebook è ormai una mania. Harvard e Bergen (le rispettive università) hanno concluso che utilizzare un social network dà un grado di soddisfazione pari a quella offerta dal sesso. È la dopamina che viene rilasciata.

Questo vuol dire che ormai usare un social network è un bisogno primario, è una potente forma di piacere. Inoltre la gente preferisce per l’80% parlare delle proprie esperienze che della realtà oggettiva.

L’utilizzo eccessivo di FB è assimilabile a una droga. La natura di FB, che evita il contatto faccia a faccia, facilita questa dipendenza sopratutto tra i giovani, gli ansiosi, i socialmente insicuri, le donne, mentre l’adulto, uomo o donna, più ambizioso o più organizzato non si fa sopraffare.

Meditate gente meditate

7. Tuttologi a gogo’

Mi pare di intravedere che molta gente di questi circuiti scrive solo e quasi sempre di se stessa. Altri si reputano competenti su tutto e sparano sentenze su qualunque cazzata capiti a tiro. Altri si fanno solo pubblicità autoreferenziale.

Questi sono pessimi compagni di viaggio

8. La solitudine

“Se devi parlarmi, mandami un messaggio”, sentiamo dire in certi contesti.

Quando una situazione si fa tesa o difficile, ci si può sempre rifugiare da un altra parte.

Volumi e velocità delle conversazioni on line ci costringono ad avere risposte semplici. Al contrario i nostri problemi sono sempre più delicati e complessi, ma questi mezzi di comunicazione possono svolgere solo compiti rudimentali. Non è una condanna della tecnologia, anzi, piuttosto dobbiamo allearci con lei.

A un funerale persone si mandano email…

……qualcosa non quadra

Siamo così impegnati a comunicare che non pensiamo.

Scrivere un messaggio ci fa avere la sensazione di avere tutto sotto controllo.

Chiami uno in Skipe però nel frattempo leggi le email di un altro….

Vai in ospedale a trovare qualcuno e rispondi al telefono, a cena i genitori inviano sms, al parco sorvegli i figli ma mandi sms….

Ma sia siamo fuori di testa?…stiamo mettendo in “pausa” tutti quelli intorno a noi….

9. Buone notizie

Ci sono anche buoni motivi per collegarsi.

Collegare i pubblicitari con chi vuole ricevere il loro messaggio (business permission marketing).

Collegare chi offre e cerca lavoro.

Collegare team,coordinare gruppi interaziendali.

Collegare persone affini.

Collegare fornitori.

Collegare chi abita vicino.

Collegare persone per creare un movimento.

….e si fanno pure i soldi…

Seth Godin, esperto di marketing, sul suo blog con il titolo “How to make money using the internet”.

……….continua……

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: