Piero Gaffuri. Blog Notes, guida ibrida al passato presente

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Adesso è in libreria e disponibile anche sui principali portali on line, si intitola Blog Notes, guida ibrida al passato presente, e raccoglie i migliori post pubblicati negli ultimi due anni sulle pagine virtuali di questo blog, il blog Themadjack, non tutti ovviamente e tanto meno quelli che verranno.

Perché Blog Notes è un’istantanea di un processo in divenire con un obiettivo principale: mettere in risalto persone, autori che hanno cercato di innovare il loro mondo e fissare, attraverso un disegno collettivo, gli elementi più rilevanti dei percorsi creativi.

Semplicemente una raccolta di riflessioni e pensieri dedicati al recente passato e alla contemporaneità con un filo conduttore: la rete, Internet e, quindi, con al centro le grandi potenzialità della comunicazione elettronica.

Internet è un universo che inaugura una nuova dimensione spazio temporale, infatti in rete non vi sono limiti di tempo e spazio, di conseguenza anche la scrittura e le immagini trovano accoglienza in un innovativo spazio letterario multimediale ove si modificano le tradizionali forme di espressione, le condizioni di fruizione e si affermano nuove modalità di partecipazione del pubblico.

Storie di rilevanza creativa nei campi delle arti: colori, musica, poesia, racconto, immagini, categorie che includono le esperienze di alcuni grandi protagonisti della cultura attuale e del Novecento capaci di leggere in anticipo i caratteri del futuro proponendo, nel contempo, un’offerta creativa lungimirante e attuale.

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La necessità di usare la rete come strumento di comunicazione per diffondere e condividere percorsi di produzione culturale di qualità, ma anche per garantire la trasmissione della memoria, è la nota di fondo di un lavoro che nasce dalla rete traendo spunto dal blog Themadjack, come cucitura originale di post che, nel libro, divengono prima paragrafi e poi capitoli.

La sequenza dei contenuti, nei capitoli del libro, è coerente alla classifica di apprezzamento dei lettori della rete nelle statistiche delle pagine viste e degli utenti di Themadjack, quindi Blog Notes è un libro costruito anche dai lettori, una specie di collage nel quale la disposizione delle tessere non è per nulla casuale ma ha avuto origine da un movimento collettivo.

Un aspetto centrale nella diffusione di Internet è certamente dato dalle possibilità di partecipazione, in molti casi forme di iterazione creativa e modalità di connessione intellettuale che possono spingere più rapidamente le persone a esplorare il nuovo e l’adiacente possibile.

Mescolando gli elementi della contemporaneità con le esperienze del passato, è forse possibile contribuire, grazie anche ai loro riflessi, allo sviluppo di un modo nuovo di intendere e sentire.

Un racconto vivente della nostra epoca che contiene anche un messaggio di speranza: nonostante le difficoltà e le ansie è sempre bene assecondare il desiderio, puntando, come dimostra la raccolta di storie esemplari, costantemente alla ricerca di esperienze innovative.

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La ragione delle onde

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Il comportamento delle onde segue principi che appaiono coerenti e incoerenti a un approccio logico rigidamente razionale, infatti non è dato sapere, sempre, se le onde nascano per la spinta del vento, se siano generate dalle correnti, o se, come talvolta accade, il moto ondoso abbia un carattere residuo e cioè sia generato da movimenti delle acque in zone marine lontane, per non parlare dei maremoti o delle cosiddette onde anomale, delle quali, non si conosce ancora la causa e l’origine.

Anche per questa ragione le onde, più di ogni altro fenomeno, rappresentano in modo evidente il carattere liquido e incerto che contraddistingue il mare e le grandi distese acquatiche.

Il rapporto tra uomo e mare è mediato dall’instabilità liquida. L’uomo, quando è in mare, smarrisce la sicurezza terrestre e deve necessariamente appropriarsi degli elementi di una nuova dimensione spazio temporale.

In mare lo spazio muta radicalmente perché vengono a mancare o a modificarsi i punti di riferimento, chi si fosse trovato in navigazione in mare aperto sa che bisogna orientarsi con il sole e le stelle (GPS a parte), in mare il tempo è un concetto relativo, allo stato atmosferico, alla potenza e all’efficienza del motore o alla intensità del vento.

Ho già scritto dell’analogia tra Internet e il mare e del fatto che anche in rete navighiamo, incontriamo porti, isole felici e infelici, sperimentando una navigazione che ha aspetti mitologici più simili all’antico che al moderno.

Oggi gran parte del mondo reale è conosciuto ed esplorato, non vi sono più, se non in casi eccezionali, terre vergini e incontaminate, al contrario la scoperta nel mondo virtuale è continua e alla portata di mano, anche se spesso ingannevole e mistificante come nel racconto di Ulisse.

La navigazione virtuale è un viaggio dello sguardo e della mente con i pregi e difetti di questa condizione ma con la possibilità di tenere sempre in vita lo spirito di ricerca e di sperimentare, viaggiando, forme innovative di socialità.

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Il mare e le sue onde sono, a questo riguardo, formidabili banchi di prova, perché le imprese e le scoperte del recente passato alludono fortemente alle forme possibili delle scoperte presenti e future.

Ricordo una volta quando, con un gruppo di colleghi, prendemmo a nolo una barca a vela per una breve navigazione attraverso l’Adriatico. Era appena iniziata l’estate e il tempo appariva ancora incerto. La sera della partenza pioveva ma decidemmo comunque di partire e raggiungere la costa dell’Istria. Lo skipper non era molto esperto e appena lasciata la laguna e usciti in mare capimmo che non sarebbe stata una traversata divertente. I miei amici, uno dopo l’altro vennero sopraffatti dal mal di mare, e così ci trovammo soli, lo skipper ed io, a condurre l’imbarcazione. Ancora vedevamo le luci della terra, dietro a un velo di pioggia e nebbia, quando decidemmo di tornare indietro. Ormeggiammo alle quattro di mattina alla darsena dell’isola di San Giorgio con un equipaggio stremato e semi svenuto. Non riuscimmo a raggiungere la nostra meta ma impiegammo il sabato e la domenica a navigare tra le isole della laguna e a visitarle.

La navigazione è avventura, rischio, scoperta e ricerca ma non deve prescindere dal valore e dal rispetto della socialità, il gruppo che partecipa all’impresa è parte dell’impresa, noi siamo parte di un gruppo.

Anche la navigazione in rete ha implicazioni sul gruppo di cui facciamo parte, non è mai un evento solitario, la scoperta è tale solo se viene diffusa, per questo è necessaria la partecipazione.

Vi sono molte ragioni per cui ricordo con piacere il film di Folco Quilici Sesto Continente, la prima perché lo vidi una prima volta, da bambino, la sera, all’aperto al Festival del Cinema di Venezia, la seconda, che ritengo più importante, perché della spedizione facevano parte esploratori (cacciatori subacquei), scienziati e comunicatori (Gianni Roghi e Folco Quilici).

Il mare vissuto come esplorazione e ricerca, esperienza da comunicare e condividere con un pubblico di specialisti ma anche con un pubblico possibilmente più vasto.

L’acqua non è un elemento facilmente omologabile come la terra ferma, l’acqua è movimento, arresta e spesso demolisce costruzioni, dighe e contrafforti, è anche per questa ragione che le isole, nell’acqua, hanno potuto preservare un carattere di paese.

“Il paese è un insediamento umano, generalmente di piccole dimensioni, che è caratterizzato principalmente da un’economia agricola” riporta una felice definizione di Wikipedia. L’isola non è divenuta periferia della città perché il mare l’ha impedito, isolandola, così come il mare virtuale impedisce oggi di ribaltare tout-court nella rete le regole e i meccanismi della tecnocrazia economica e finanziaria.

Per questa ragione le isole-paese sono luoghi veri ancora in condizione di mettere in evidenza diffuse capacità di espressione sociale, proposta civile e partecipazione.

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Marc Chagall. Il profumo della natura

Alberto Ongaro, scrittore veneziano, autore de “La taverna del doge Loredan”, scrisse che Marc Chagall aveva: “un volto inconsueto, irregolare e nello stesso tempo rotondo, triste e allegro, infantile e vecchissimo, con due occhietti azzurri penetranti e spalancati”. Un viso dalle innumerevoli espressioni insieme, mutevoli e non catalogabili, un volto libero e non convenzionale che emanava una sorta di potere ipnotico proprio come i grandi animali volanti dei suoi quadri.

Chagall era nato nel 1887 a Vitebsk in Bielorussia, che a quel tempo faceva parte dell’Impero Russo, da una famiglia di cultura e religione ebraica.  Era il maggiore di nove fratelli e sorelle. Il padre mercante di aringhe, la madre Feige-Ite, molto religiosa. Ebbe un’infanzia felice, nonostante le umili condizioni di vita. Iniziò giovanissimo a dipingere. “Usavo sacchi di juta perché non avevo abbastanza soldi per comprarmi le tele. A volte le mie sorelle utilizzavano i sacchi dipinti per lavare i pavimenti. La mia pittura non aveva alcun ruolo nella vita dei miei parenti, ma le loro vite e la loro creatività hanno influenzato la mia arte”.

In “La mia vita” la sua autobiografia, esprime perplessità sui tanti tentativi di etichettare in qualche modo la sua pittura, “peintre féerique”, pittore fatato, magico, creatore di un universo simbolico e per molti versi enigmatico. E manifesta anche aperta diffidenza per  le parole e il gioco dei significati. “Non so cosa voglia dire, non l’ho mai capito. Io sono soltanto un uomo che esprime ciò che è naturale”.

C’è solo la natura dietro la pittura di Chagall, la sua forza, l’energia della terra e del mondo, è un’energia che fa volare persone, animali, cose, frammenti di vita e di ricordi, perché è l’unica vera forza creatrice.

“Quando dipingo non mi propongo di esprimere significati particolari. Se creo con il cuore tutte le mie intenzioni rimangono, se creo con il cervello non rimane quasi nulla. Un artista non deve temere di essere se stesso. Se è interamente, assolutamente sincero, ciò che dice diventerà accettabile anche agli altri”.

La natura non può che essere sincera, come del resto l’arte se trae origine dai valori autentici e primigeni della dimensione naturale e la natura sa anche essere misteriosa. La foresta equatoriale, per esempio, è al tempo stesso magnifica, misteriosa e inquietante perché laggiù l’equilibrio si mescola con l’eccesso, la perfezione con il pericolo e quindi con la dannazione. E’ facile, entrando appena nella foresta, rimanere inebriati, in ascolto e in attesa di un riverbero di carattere magico. Ma quella sensazione, talvolta così distinta e forte, è soltanto frutto delle nostre emozioni, della consapevolezza di trovarsi al cospetto dell’essenza del naturale.

Questo mondo reale e fantastico, oggi sempre più raro perché respinto e schiacciato dentro improbabili riserve dalla grottesca avanzata del cemento e della plastica, era anche il vivo mondo intorno a Vitebsk e alle rive della Dvina Occidentale, il fiume che l’attraversa, le foreste che ancora oggi coprono in parte la regione, intorno a quello che una volta era un piccolo insediamento urbano.

E’ facile pensare che effetto abbiano potuto avere sul giovane Chagall la foresta e i boschi fitti popolati da alberi secolari, querce, faggi, aceri, pini, animali e di come queste sensazioni e immagini siano entrate a far parte della sua dimensione interiore e poi abbiano potuto nutrire la sua immaginazione.

“E’ solo il mio Paese che riposa nella mia anima. Vi entro senza passaporto come a casa mia. Vede la mia tristezza, la mia solitudine. Mi addormenta e mi copre con una pietra profumata”.

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