Egon Schiele. 24 giorni di prigione

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Il 13 aprile del 1912 il giovane pittore austriaco Egon Schiele viene arrestato dalla polizia e gendarmeria di Neulengbach e successivamente tradotto nel carcere di St. Polten; dopo un periodo di detenzione preventiva di ventiquattro giorni viene condannato a tre giorni di reclusione.

Cosa è accaduto? Come mai uno dei più importanti pittori austriaci, gli altri sono Gustav Klimt, più anziano di una generazione, e Oskar Kokoschka, viene arrestato?

La vicenda prende il via da un malinteso. Una giovane ammiratrice del pittore è sorpresa da una bufera e ospitata nella casa di Egon e visto il brutto tempo non si può fare altrimenti. La ragazza, durante la permanenza, rimane sempre  in compagnia della modella che lavora con Schiele. Il giorno dopo giunge alla casa  il padre, al quale Egon spiega l’accaduto. Intanto, la ragazza, che evidentemente non amava vivere in famiglia, finge di suicidarsi, per fortuna tutto si risolve positivamente e padre e figlia alla fine se ne vanno.

La denuncia dell’uomo ha però messo in moto la gendarmeria e dà luogo a una perquisizione nell’atelier di Egon Schiele. Durante la perquisizione i gendarmi trovano, in una cartella, alcuni disegni erotici. “Questi disegni sono osceni, devo portarli in tribunale. Le faremo sapere in seguito” dice uno di loro andandosene.

Per qualche tempo non se ne sa niente, fino al giorno dell’arresto di Egon.

“…mi hanno messo in galera quei mascalzoni…E’ dunque possibile privare una persona della sua libertà, mettere in prigione un libero artista, uno di cui non si sa neppure se ha commesso il reato del quale lo si incolpa. In base a un sospetto, o peggio ancora: in base a una stupida denuncia, forse malevola o forse sconsiderata.”

Il diario della breve prigionia di Egon Schiele occupa gran parte del testo del Diario di Neulengbach, uno dei periodi più produttivi dell’artista, stroncato da una detenzione ingiusta e paradossale, pubblicato nel 1922, quattro anni dopo la morte del pittore a causa della influenza spagnola, da Arthur Roessler e a detta di alcuni interpreti piuttosto rielaborato dallo stesso Roessler.

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Ma ciò non toglie nulla all’enormità dell’evento e al danno che certamente ha provocato alla capacità creativa di Egon Schiele.

“…l’indagine sui «quadri pornografici» viene portata avanti. Per questo hanno dovuto mettermi in prigione? Il tribunale temeva che sarei fuggito? E’ una cosa troppo stupida!”

Alla fine, come commenta Egon, trascorre in prigione “ventiquattro giorni o cinquecentosettantasei ore”. L’indagine si sgonfia miseramente. “…ma io ho sofferto come un cane, in modo indicibile. Sono stato terribilmente punito senza una condanna.” Egon Schiele viene condannato a tre giorni di reclusione, ne ha scontati ventiquattro, per aver prodotto e diffuso disegni osceni e aver permesso che fossero visti da alcuni minorenni. Durante il dibattimento il giudice brucia in pubblico uno dei disegni.

“Autodafè! Savonarola! Inquisizione! Medioevo! Castrazione, trionfo dell’ipocrisia! – commenta Schiele nel suo diario – Allora andate nei musei e fate a pezzi le massime opere d’arte. Chi rinnega il sesso è un sudicione e infanga in modo più basso i genitori che l’hanno fatto venire al mondo.”

Questa vicenda, peraltro poco nota, mette in evidenza ancora una volta i guasti che una certa e presunta morale e il conseguente perbenismo possono provocare. Veri e propri attentati contro la libera espressione artistica. Tentazioni censorie che purtroppo, anche se ridimensionate, non sono ancora affatto spente.

Egon Schiele è stato uno dei più grandi pittori espressionisti del secolo scorso e come ricorda Rudolf Leopold “non fu soltanto un geniale disegnatore, fu anche un importante maestro del colore.”

A Schiele interessava soprattutto l’arte. “L’arte non può essere moderna, è eterna.”

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Piero Gaffuri. Blog Notes, guida ibrida al passato presente

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Adesso è in libreria e disponibile anche sui principali portali on line, si intitola Blog Notes, guida ibrida al passato presente, e raccoglie i migliori post pubblicati negli ultimi due anni sulle pagine virtuali di questo blog, il blog Themadjack, non tutti ovviamente e tanto meno quelli che verranno.

Perché Blog Notes è un’istantanea di un processo in divenire con un obiettivo principale: mettere in risalto persone, autori che hanno cercato di innovare il loro mondo e fissare, attraverso un disegno collettivo, gli elementi più rilevanti dei percorsi creativi.

Semplicemente una raccolta di riflessioni e pensieri dedicati al recente passato e alla contemporaneità con un filo conduttore: la rete, Internet e, quindi, con al centro le grandi potenzialità della comunicazione elettronica.

Internet è un universo che inaugura una nuova dimensione spazio temporale, infatti in rete non vi sono limiti di tempo e spazio, di conseguenza anche la scrittura e le immagini trovano accoglienza in un innovativo spazio letterario multimediale ove si modificano le tradizionali forme di espressione, le condizioni di fruizione e si affermano nuove modalità di partecipazione del pubblico.

Storie di rilevanza creativa nei campi delle arti: colori, musica, poesia, racconto, immagini, categorie che includono le esperienze di alcuni grandi protagonisti della cultura attuale e del Novecento capaci di leggere in anticipo i caratteri del futuro proponendo, nel contempo, un’offerta creativa lungimirante e attuale.

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La necessità di usare la rete come strumento di comunicazione per diffondere e condividere percorsi di produzione culturale di qualità, ma anche per garantire la trasmissione della memoria, è la nota di fondo di un lavoro che nasce dalla rete traendo spunto dal blog Themadjack, come cucitura originale di post che, nel libro, divengono prima paragrafi e poi capitoli.

La sequenza dei contenuti, nei capitoli del libro, è coerente alla classifica di apprezzamento dei lettori della rete nelle statistiche delle pagine viste e degli utenti di Themadjack, quindi Blog Notes è un libro costruito anche dai lettori, una specie di collage nel quale la disposizione delle tessere non è per nulla casuale ma ha avuto origine da un movimento collettivo.

Un aspetto centrale nella diffusione di Internet è certamente dato dalle possibilità di partecipazione, in molti casi forme di iterazione creativa e modalità di connessione intellettuale che possono spingere più rapidamente le persone a esplorare il nuovo e l’adiacente possibile.

Mescolando gli elementi della contemporaneità con le esperienze del passato, è forse possibile contribuire, grazie anche ai loro riflessi, allo sviluppo di un modo nuovo di intendere e sentire.

Un racconto vivente della nostra epoca che contiene anche un messaggio di speranza: nonostante le difficoltà e le ansie è sempre bene assecondare il desiderio, puntando, come dimostra la raccolta di storie esemplari, costantemente alla ricerca di esperienze innovative.

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Hundertwasser. Il pittore dalle cinque pelli

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L’arte ha sempre cercato di resistere ai tentativi di mistificazione.

Il novecento ha visto affermarsi le ideologie totalitarie e non è stato facile per i contemporanei opporsi agli impliciti processi di omologazione culturale, neppure per gli artisti. Alcuni grandi autori, però, hanno avuto la forza e il coraggio di uscire dal coro proponendo visioni della vita e del sociale originali e controcorrente.

Persone eccezionali, in contrasto con l’uniformità ideologica che li contornava, hanno disegnato percorsi d’arte contrastanti: l’altra faccia della moda dominante.

Il loro esempio ha rivelato, da subito, un’intrinseca natura irriverente verso la cultura locale e globale, insieme alla capacità di sviluppare proposte alternative anche al conformismo ideologico delle vecchie opposizioni.

Mettendo in luce, talvolta senza volerlo, un forte carattere sovversivo.

Marcel Duchamp occupa, di diritto, un posto da capofila in questo movimento, avendo provato a ribaltare il rapporto tra arte e industria a esclusivo vantaggio dell’utilizzatore, cioè di noi tutti.

Hundertwasser è, a suo modo, decisamente, omogeneo alla stessa scia di corrente.

Pittore e poeta innamorato della bellezza della vita e della natura, medico dell’ecosistema e nemico di qualsiasi forma di omologazione che è rappresentata, a suo dire, in maniera esemplare, dalla linea retta.

“La linea retta è senza Dio” ha sostenuto in più occasioni. Un modo di opporre la sua posizione naturista al razionalismo disumanizzante dell’epoca. Se si fosse accontentato di fare esclusivamente il pittore avrebbero parlato le opere, la loro forza decorativa, le suggestioni oniriche che procurano, invece Hundertwasser ha voluto personalmente testimoniare i distinti passi e i momenti topici del suo percorso artistico, venendo spesso frainteso e male interpretato.

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Le sue performance avevano un carattere istintivo, quasi animalesco, contraddistinte da un fervore religioso contrario a ogni forma esogena di condizionamento umano, sermoni, anatemi rivolti verso ogni innaturale costrizione che potesse impedire all’uomo di vivere e esprimersi liberamente.

Perché la natura è il fondamento di ogni cosa, è l’inizio e la fine, non esiste altro, la natura è bellezza assoluta e obiettivo dell’arte è inseguire la bellezza.

L’artista, immergendo le mani e il pennello nel proprio intimo universo creativo, deve essere in grado di aggiungere bellezza alla bellezza.

Un profeta pittorico del bello che mette in moto un processo di comunicazione articolato partendo dall’uomo, le sue forme, la pelle per estendere il messaggio alle cose che l’uomo rende vive e lo circondano: gli abiti, la casa, l’ambiente e identità sociale, l’ecologia.

L’opera artistica di Huntertwasser invade queste distinte posizioni iniziando dalla membrana più vicina a noi, la pelle. E poi si dilata occupando, con l’estensione, la vita e la sua rappresentazione. Termina con l’ecologia, un’ode alla natura e al posto dell’uomo dentro la natura stessa.

La natura è la realtà suprema, la fonte della vita e, come tale, bisognosa di protezione.

“Quando lasceremo  che la natura stessa ridipinga le pareti delle nostre abitazioni queste diventeranno umane e saremo in grado di vivere di nuovo”.

Hundertwasser è soprattutto cantore della felicità infinita che possiamo ritrovare nella bellezza e uno dei più accaniti ricercatori della sua origine naturale.

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