Kurt Vonnegut. Etica e libera scelta

vonnegut

L’ultimo libro de La Repubblica di Platone racconta il mito di Er.

Er è un soldato che muore in battaglia e, come usava a quei tempi, viene composto per essere arso sulla pira. Mentre sta per essere bruciato si sveglia e racconta ciò che ha visto nell’al di là.

Ha visto un araldo parlare alle anime effimere a nome di Lachesi, una delle tre Moire.  Lachesi, figlia di Ananke: la Necessità. Un ciclo di esistenze si è concluso e si prospetta una nuova possibilità di vita, le anime vengono chiamate in adunata. L’araldo lancia in aria i numeri e assegna l’ordine.

Sarete voi, dice, a scegliere il genere di vita a cui sarete congiunti.  “La virtù è senza padrone e ciascuno ne avrà di più o di meno a seconda che la onori o la spregi. La responsabilità è di chi sceglie”. Quindi ognuno è libero di scegliere il proprio “demone”, intendendosi per demone una combinazione tra la raffigurazione del modello etico di riferimento e il tipo di vita dopo la reincarnazione.

Il condizionamento del caso è centrale nella vita di ognuno, ma si può scegliere liberamente tra diverse opportunità. Se nella vita di un uomo il caso è il primo elemento influenzante, la libertà di scelta è il secondo. Una volta scelto non sarà possibile tornare indietro.

La vita umana è condizionata dalla ineluttabilità delle scelte e dall’etica che le governa.

L’opera di Kurt Vonnegut è fortemente correlata con questi temi, in particolare nel romanzo Ghiaccio 9, traduzione italiana dell’originale Cat’s Cradle. Sulla copertina dell’edizione originale è illustrato il significato del titolo. Dalle nostre parti il gioco si chiama, se non sbaglio, “gioco della matassa” e consiste nel manipolare con le mani una matassa di filo creando varie forme e passando poi, senza danni, la composizione a un’altra persona. Le figure hanno un nome, abitualmente si inizia dalla culla. Cradle, appunto. La cesta del gatto.

Catscradle Image

L’idea del Ghiaccio 9 viene a Felix Hoenikker, scienziato, uno dei “padri” della bomba atomica e premio Nobel, dopo aver ricevuto, da parte della marina americana, la richiesta di inventare una sostanza, che solidificando il fango, permettesse ai Marines di evitare di combattere nella melma. Gli viene proprio nel momento in cui sganciano la bomba su Hiroshima e lo scienziato sta componendo una cesta di gatto con la matassa di filo.

Anche le tre Moire lavoravano il filo. Cloto (la nascita) filava lo stame della vita, Lachesi (il destino) avvolgeva, Atropo (l’inevitabilità della morte) tagliava. E la trama di Ghiaccio 9 segue un percorso a tratti lineare a tratti discontinuo che manifesta congruenze e  incongruenze tipiche della vita. La microparticella scoperta da Hoenikker è in grado di cristallizzare e congelare istantaneamente l’acqua e provocare una reazione a catena in grado di congelare tutta l’acqua del pianeta, con conseguenze catastrofiche. Gli eventi che si susseguono nel racconto, gli incroci, le combinazioni tra caso e necessità conducono inevitabilmente all’accadimento finale, il disastro generale.

Vonnegut scherzava, buttando la cosa in commedia, quando veniva definito uno scrittore di fantascienza, segnalando anche come fosse naturale per i critici letterari, laureati in letteratura, nutrire un malcelato disprezzo per questo settore. “Non lo sapevo mica. Pensavo di aver scritto un romanzo sulla vita, sulle cose che mi tocca vedere e ascoltare a Schenectady, una città più che reale, un’inquietante presenza nel nostro quotidiano già tanto spaventoso” scrive commentando l’attribuzione del suo romanzo Punto Meccanico al campo fantascientifico.

Perché Vonnegut era uno scrittore spiazzante che combinava la commedia con lo humor nero, la scienza con le relazioni umane osservando il nostro mondo e le sue cosiddette sorti progressive con lo sguardo disincantato di un extraterrestre, un alieno che certo possedeva molta più umanità dell’umanità stessa.

E sempre attento al costante richiamo dell’etica, pur nella libera scelta.
LE MOIRE
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