Charles Bukowski. Storie di ordinaria follia

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La donna più bella della città, è intitolato il primo racconto della raccolta di Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia sottotitolo Erezioni, eiaculazioni, esibizioni. La storia di Cass una ragazza somigliante a un’indiana, capelli lunghi neri lisci, la più bella di cinque sorelle, una donna che ama al di fuori delle regole e delle convenzioni e ama al punto di distruggere se stessa, disintegrare la sua immagine, il corpo, perché simboli di una bellezza che mistifica la sua vera natura.

Cass arriva sempre nella stanza di Charles quando lui è nella vasca, ha un intuito speciale per coglierlo in quella postura, evidentemente non cerca l’uomo ricco e potente a cui vendere il corpo, la bellezza, in cambio di un futuro, ama piuttosto il corpo stanco del poeta, un corpo corroso e contaminato dalla vita e dall’alcool, il corpo di un uomo brutto alla costante ricerca dell’amore.

La ricerca dell’amore è una tensione espressiva che contamina le parole ma anche gli sguardi e i corpi e Bukowski è il testimone viaggiante di questa pulsione. Un uomo che vive al di fuori dei limiti condivisi, in continuo movimento sulle strade e nei sobborghi delle città americane, frequentatore di alberghi a ore, casini che paiono alberghi, baracche, case di altri. Uno che attraversa i luoghi e le vite consumando la sua vita.

E’ nello spazio oltre il limite che Charles e Cass si incontrano e inevitabilmente si amano.

Charles ama Cass e al medesimo tempo la teme, ha paura dell’aura femminile, spesso si allontana, va altrove, poi ritorna. Quando entra nel solito bar la ritrova, stranamente vestita, un abito con il collo alto con cui lei nasconde una cicatrice slabrata, brutta. Non cambia niente. Nulla può impedire la solita attrazione perché è energia pura che supera le forme e l’estensione corporea.

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Strane creature l’uomo e la donna, molto diverse dalla vasta tipologia dell’ordine animale. Tra gli animali è quasi sempre il maschio il più bello, colorato, attraente e la femmina, invece, è incolore, isipida. Almeno così appare. E se fosse questo un inganno della nostra immaginazione, una deformazione ottica, un artificio cromatico per eludere allo sguardo e quindi nascondere alla volontà il percorso che porta diretto alla scoperta dell’interiorità? Non si può dire ma è certo che Cass oltrepassando l’apparenza riesce a vedere e a toccare la bellezza di Charles.

La sensibilità ha un prezzo, spesso è causa di sofferenza, inutili e inopportune afflizioni patite supponendo che gli altri pensino quello che non pensano o col sospetto che i loro pensieri traggano alimento da ciò che sembriamo senza esserlo, queste sono cose che non è dato sapere. Alla sensibilità di Cass non basta diventare brutta per passare esteriormente inosservata, è limitatamente inutile, così esagera nel processo di disintegrazione giungendo a morire tagliandosi la gola.

“L’hanno sepolta ieri” dice il titolare del solito bar a Charles al suo ritorno da una nuova assenza. L’effetto è una lacerazione più acuta e profonda delle altre, perché ingigantita dal peso della terra, incisa in un intervallo di tempo irrecuperabile, un solco che non lascia spazio neppure al rimpianto.

Marco Ferreri ha dato vita ai personaggi di questo breve e intenso racconto nel suo film “Storie di ordinaria follia“, così due attori Ben Gazzara e Ornella Muti hanno prestato il volto a Charles e Cass. Nei loro sguardi riusciamo a cogliere la complicità della vicinanza, viene dalla consapevolezza di appartenere al medesimo stato, ma anche la dimensione impenetrabile della lontananza.

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1 Commento

  1. Johnd694

     /  14 settembre 2014

    Excellent post. I was checking continuously this blog and I’m impressed! Extremely useful information specially the last part dakkgafeaaae

    Rispondi

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