James Hillman. Saggio su Pan

James Hillman, nato ad Atlantic City nel 1926,  consegue nel 1948 il master all’Università di Zurigo, facendo training psicoanalitico al Carl Gustav Jung Institute. Dal 1952 al 1953 vive in India, poi a Zurigo, divenendo allievo di Jung. L’attività pubblica abbraccia un periodo di trentacinque anni, dal 1960 al 1995, muore nel 2011.

Autore non riducibile a profili accademici nonostante la ricca bibliografia, scrittore, filosofo e psicologo, evidenzia l’opportunità, per l’uomo di oggi, di coltivare ambiti psicologici che lo mettano in connessione con le sue radici culturali antiche, per certi versi arcaiche.

Queste radici ataviche, perse nel corso della storia dei secoli sono gli archetipi.

La parola archetipo deriva dal greco antico ὰρχέτῦπος che significa immagine originale, forma preesistente e primitiva di un pensiero.

L’archetipo, a dire il vero, non è una intuizione di Hillman, deriva direttamente dalla psicoanalisi junghiana, Jung infatti aveva individuato negli archetipi le forme primarie della esperienza vissuta dall’umanità nello sviluppo della coscienza. Forme condivise dall’umanità e sedimentate nell’inconscio collettivo.

La novità introdotta da Hillman, davvero rivoluzionaria per la psicologia, è stata liberare l’analisi dalla coercizione del rapporto chiuso psicanalista paziente e scegliere di spostare l’attenzione psicoanalitica su due nuovi elementi: l’archetipo e l’anima.

Gli archetipi sono alla radice del mito. E i miti sono le figure nelle quali si esprime l’energia dell’anima, delle singole anime viventi.

Chi è Pan? Chi sono gli dei della Grecia?

La filosofia moderna ha nell’opera di Hegel un punto di riferimento centrale. Hegel inizia la sue Lezioni di storia della filosofia con un preciso richiamo alla cultura greca: “Dobbiamo tutto ai Greci”. In seguito anche autori come Hölderlin e Nietzsche hanno enfatizzato la necessità di un ritorno alla Grecia.

Hillman è in sintonia con questa linea di ricerca anche perché gli studi sull’antichità classica mettono seriamente in discussione il modello monocentrico di cultura trasmesso dalla tradizione giudeo-cristiana.

La riscoperta della Grecia è anche il recupero del modello policentrico, dove i poli sono gli dei.  Gli dei non sono morti, nonostante il vacuo tentativo di affondarli sotto le immagini dei santi, al contrario, sono vivi e si agitano dentro di noi.

Hillman racconta come Pan continui a manifestarsi nella nostra esperienza individuale, dietro i fantasmi della psicopatologia.

Il panico, la masturbazione, gli incubi, gli incantesimi delle ninfe, la sincronicità sono pulsioni dominate da Pan, e se comprendiamo questo aspetto possiamo riuscire a governarle, invece di continuare a subirle.

Ma perché Pan ci aiuti a guarire la nostra follia, bisogna ritrovare quella posizione che ci consenta di tradurre e fare proprie le immagini che la storia ha cancellato rendendole apparentemente inaccessibili.

“Una regressione peculiarmente greca”.

Un repentino ritorno alla natura, vicino alla madre terra e a noi stessi, evitando mediazioni ideologiche e riscoprendo il valore immediato dell’immagine.

Forse non è un caso che la forma di comunicazione più archetipale sia quella ideografica, i marinai di tutto il mondo la utilizzano ancora oggi per parlarsi sul mare.

E il mare è antico, per molti versi, terribilmente originale.

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