Georges Bataille. La letteratura e il male

Georges Bataille, forse il più importante pensatore (filosofo, scrittore, antropologo, economista) francese del secolo scorso, nasce nel 1897 a Billon, Puy-de-Dome. La madre ha problemi psichici e il padre è affetto da sifilide.

Nel 1900 la famiglia Bataille si trasferisce a Reims. Quando inizia la prima guerra mondiale madre e figlio lasciano il padre cieco e paralizzato al suo destino. Episodio che rimarrà indelebile nella coscienza di Georges.

Negli anni venti Bataille diventa bibliotecario alla Biblioteca Nazionale.

E’autore di opere importanti tra cui: Histoire de l’oeil (Storia dell’occhio), Documents, L’azzurro del cielo, L’esperienza interiore, Su Nietzsche, La parte maledetta, L’erotismo, Le lacrime d’eros e ovviamente La letteratura e il male.  Le opere di Bataille sono comprese nei dodici volumi G. Bataille, Opere complete, pubblicati dall’editore Gallimard.

Nel 1936 fonda la rivista Acéphale  frequentata da autori di grande livello tra i quali Pierre Klossovski, Jean Paul Sartre, Claude   Levy Strauss, Walter Benjamin, Theodor Adorno, la copertina è firmata da André Masson.

Verso la fine degli anni quaranta Bataille diviene di fatto il punto di riferimento della nuova cultura francese. E’ anche grazie a lui e che prendono avvio i lavori e le opere di autori come Roland Barthes, Jacques Derrida, Maurice Blanchot e Michel Foucault. Muore l’8 luglio 1962.

La letteratura e il male affronta, raccontando le vicissitudini creative di grandi autori, il tema del confine tra il bene e il male e il travaglio del suo superamento. E’ forte in Bataille l’influsso di Nietzsche, riletto sviscerando il significato estremo e intimo di dionisiaco e immergendosi per intero nel campo dell’emotività e dell’eccesso.

Gli scrittori e la scrittrice (Emily Brontë, Charles Baudelaire, Jules Michelet, William Blake, DAF de Sade, Marcel Proust, Franz Kafka e Jean Genet) sono tutti  inevitabilmente di matrice borghese e affondano le proprie radici nella cultura cattolica e protestante, comunque cristiana, o ebraica quindi prigionieri del rigido assioma etico che distingue e allo stesso tempo confonde il bene e il male.

Nella visione di Bataille l’assioma viene rovesciato: avvicinarsi al Male e mettere il discussione il Bene è  innanzitutto condizione di libertà. Queste categorie sono artefatte e costruite a partire dalla negazione dell’essenza stessa di Dioniso. Il Male allora diventa opposizione, antitesi formale di tutto ciò che è accettato convenzionalmente e storicamente come  Bene.

Lo scrittore deve necessariamente superare questa dicotomia, lambire e penetrare terreni oscuri, in primis perché il racconto deve essere vero e poi perché attraverso la scrittura lo scrittore si mette in gioco.

C’è nella gestualità dello scrivere, travalicando, un accenno alla dimensione infantile, al sorriso puro e ancora inconsapevole dei divieti e delle proibizioni sociali, c’è il senso profondo e primitivo del coraggio e dell’autenticità. La letteratura autentica è sempre “prometeica”, perché mette in discussione le norme delle convenzioni e i princìpi della prudenza.

Il vero scrittore trasgredisce le leggi della società, per questo è colpevole, di una colpa che non porta al pentimento ma a forme estreme di soddisfazione e realizzazione.

Da non perdere l’intervista originale a Georges Bataille su You Tube e il rilevante saggio di Mario Perniola (il filosofo italiano che per primo ha “scoperto” e studiato l’opera di Bataille), Bataille e il negativo.


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