Jerzy Kosinski. L’uccello dipinto


SUICIDA  A NEW YORK LO SCRITTORE KOSINSKI

04 maggio 1991 – CRONACA

NEW YORK. Lo scrittore americano di origine polacca Jerzy Kosinski, 57 anni, autore del best seller L’ Uccello dipinto, terribile odissea di un bambino in fuga nell’Europa orientale occupata dai nazisti, e di Presenze, da cui fu tratto il film Oltre il giardino con Peter Sellers, è stato trovato morto ieri nella vasca da bagno del suo appartamento a Manhattan. Aveva il capo chiuso in un sacchetto di plastica serrato al collo. Pare accertato che si tratti di suicidio, anche se manca la conferma ufficiale. Subito dopo aver rinvenuto il cadavere, la moglie ha dichiarato che il marito era depresso a causa di alcuni problemi cardiaci che gli impedivano di lavorare come prima. Kosinski aveva visto tramontare il successo nel 1982 dopo che la rivista Village Voice l’ aveva accusato di servirsi di assistenti per definire la trama su cui poi lavorare. Ebreo nato a Lodz, in Polonia, Kosinski ebbe una infanzia difficile durante la guerra (L’ Uccello dipinto è parzialmente autobiografico). Dopo la laurea in Scienze Politiche, nel 1957 giunse avventurosamente a New York dove fece vari mestieri, dal taxista al giardiniere, prima di ottenere una borsa di studio alla Columbia UniversityL’ Uccello dipinto, il capolavoro che lo rese famoso in tutto il mondo, risale al 1965. Kosinski ebbe anche una piccola parte come attore nel film Reds di Warren Beatty, nei panni di Zinoviev.

Questa cruda notizia di cronaca mette la parola fine alla vita di uno scrittore, che più di molti altri, è riuscito a penetrare nei territori difficili della notte della ragione.

Così come Horkeimer e Adorno, in “Dialettica dell’ Illuminismo“, percorrendo un cammino apparentemente illogico, erano riusciti a spiegare la fabbrica dello sterminio, a suo modo Kosinski riesce a rappresentare, in un quadro grottesco e raccapricciante, la passione (sofferenza) dovuta alla diversità.

Il protagonista è un piccolo bambino che i genitori, probabilmente ebrei, cercano di salvare dalla macchina infernale dello sterminio trovandogli un rifugio nella accogliente campagna polacca.

Il paesaggio velocemente assume toni cupi, colori pesanti. Appaiono figure erranti che evocano i dipinti di Bosch e Goya, la vita viene messa in gioco per difendere una cometa, una piccola custodia di legno nella quale si custodisce un tizzone ardente.

Il bambino, presumibilmente di famiglia borghese, si trova abbandonato a se stesso in un mondo di abominevoli crudeltà, omicidi, stupri, brutalità senza limiti, condannato dal  colore biondo dominante a causa della sua carnagione e dei capelli scuri.

L’orrore, l’aberrazione e il disordine sono tali che persino l’ufficiale dell’SS, di fatto il rappresentante della fine, appare al protagonista come un’angelo, terribile forse, ma un angelo del male che almeno riporta la calma.

Al termine del racconto, dopo incredibili traversie e visioni terribili,  il bambino ritrova i genitori, un incontro duro, freddo quale può essere solo quello tra adulti atrocemente consapevoli.

Non è facile una sintesi, perché potrebbe essere inevitabilmente riduttiva, ma l’Uccello dipinto è una metafora del nostro mondo.

Mette tutti noi in guardia contro le infinite crudeltà che sono pronte a manifestarsi e a scatenarsi ogni qual volta abbiamo bisogno di aiuto o crediamo di essere pronti a godere della bellezza.


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