Lee Yong Baek. Angel Soldier, incanto e minaccia

L’artista coreano Lee Yong Baek, che esprime la propria arte attraverso un utilizzo accurato dei nuovi media, ha recentemente presentato alla 54 Biennale di Venezia alcuni suoi lavori ispirati al mimetismo e alle insidie dell’apparenza.

Nella sala principale del padiglione Coreano è stata esposta la serie Angel Soldier, un progetto iniziato nel 2005 che comprende un video, performance, fotografie e installazioni. In mezzo a una lussureggiante foresta di fiori artificiali  si possono intravedere sagome di soldati con uniformi mimetiche floreali.

Lo spazio fisico e virtuale in cui i soldati camminano è una ricostruzione della natura, non la natura impenetrabile e insidiosa di una jungla o del sottobosco di una foresta equatoriale, piuttosto una calda ambientazione floreale, innocente e sgargiante, che potrebbe tranquillamente essere riprodotta su una carta da parati, un copriletto o una moltitudine di altri accessori casalinghi.

E’ proprio lo sconcerto di trovare soldati armati di AK-47 nel giardino di casa il sentimento che affiora nella mente del visitatore, una volta scorte per intero le sagome di militari, una chiara sensazione di spaesamento dovuta al rapido trasferimento emotivo dal piano dell’incanto a quello della minaccia.

Le applicazioni video della serie Angel Soldier hanno il pregio di rappresentare con compiutezza questo processo cognitivo ed estetico.

Una non dissimile dimensione virtuale è rappresentata nel quadro iperrealista e dai colori vivaci Plastic Fish ove pesci reali catturano pesci-esca di plastica. Ovviamente i pesci veri finiranno a loro volta catturati dagli ami delle esche.

Le opere di Lee Yong Baek non parlano solo il linguaggio immediato delle emozioni ma evocano metaforicamente dimensioni più ampie.

Il mondo moderno, per chi può permetterselo, offre molte opportunità, pensiamo alla scienza, all’arte, l’economia, per non parlare della tecnologia e dei nuovi media, ma al tempo stesso nasconde grandi insidie.

Quindi, anche noi, possiamo correre il rischio, ogni giorno, di essere catturati dalle stesse esche che ci siamo divertiti a immaginare e a costruire.

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