Ernesto Che Guevara. Oltre la rivoluzione

Nel dicembre 1964 Ernesto Guevara de la Serna, più noto come Che Guevara, raggiunse New York in veste di capo della delegazione cubana e tenne un discorso all’Assemblea Generale dell’ONU.

In quell’occasione, apparve nel programma domenicale d’informazione Face the Nation sulla CBS e incontrò diverse personalità ed esponenti di gruppi politici. Tra loro, il senatore statunitense Eugene McCarthy, componenti del gruppo guidato da Malcom X e dalla radicale canadese Michelle Duclos.

Il 17 dicembre volò a Parigi, dando inizio a un viaggio di tre mesi, in cui visitò la Repubblica Popolare Cinese, l’Egitto, l’Algeria, il Ghana, la Guinea, il Mali, il Dahomey, Il Congo e la Tanzania recandosi anche in Irlanda,a Parigi e a Praga.

Ad Algeri, il 24 febbraio 1965, fece l’ultima apparizione pubblica sul palcoscenico internazionale, intervenendo al “Secondo seminario economico sulla solidarietà afro-asiatica”. Nel suo discorso dichiarò: “In questa lotta fino alla morte non ci sono frontiere. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte del mondo. Una vittoria di qualsiasi nazione contro l’imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta”.

Sorprese quindi il suo uditorio proclamando “I paesi socialisti hanno il dovere morale di liquidare la loro tacita complicità con i paesi sfruttatori del mondo occidentale”. Delineò anche una serie di misure che, secondo lui, i paesi del blocco comunista avrebbero dovuto prendere per raggiungere questo scopo.

Ritornò a Cuba il 14 marzo, ricevuto solennemente all’aeroporto di L’Avana da Fidel e Raúl Castro, Osvaldo Dorticós e Carlos Rafael Rodríguez. Due settimane dopo, Guevara si ritirò dalla vita pubblica e scomparve.

Dove fosse andato restò il grande mistero cubano per tutto il 1965, anche se era sempre genericamente considerato il numero due dopo Castro.

La sua latitanza fu variamente attribuita al relativo insuccesso del piano d’industrializzazione che aveva portato avanti da ministro dell’Industria, alle pressioni esercitate su Castro dai Sovietici, allarmati dalle tendenze filo cinesi di Guevara, in un momento in cui la frattura tra Mosca e Pechino si approfondiva, oppure a gravi divergenze tra Guevara ed il resto della dirigenza cubana sullo sviluppo economico dell’isola e sulla sua linea politica.

È anche possibile che Castro fosse stato reso diffidente dalla popolarità di Guevara, che poteva farlo diventare una minaccia. I critici di Fidel affermano che le sue spiegazioni sulla scomparsa di Guevara sono sempre sembrate sospette e molti trovano sorprendente che Guevara non dichiarasse mai le sue intenzioni in pubblico, ma solo con una lettera priva di data a Castro.

Curiosando su Internet e in particolare tra i video di You Tube è possibile vedere e ascoltare (primi quattro minuti) il famoso discorso tenuto dal Che ad Algeri, l’ultimo pubblico e se si presta attenzione alle parole si capisce molto del perché della sua successiva uscita di scena.

La critica al colonialismo e all’imperialismo è forte ma altrettanto violenta e radicale è l’accusa di burocratismo retrogrado ai paesi del cosiddetto socialismo reale e quindi direttamente all’URSS.

L’immagine che ne esce è quella di un Guevara che non accetta supinamente le condizioni politiche della post rivoluzione e avverte con chiarezza il portato negativo della dittatura e dell’imperialismo sovietici.

L’ordine che segue al disordine rivoluzionario corre il forte rischio di non essere, e di non rivelarsi, migliore dell’ordine che è stato rovesciato: un ordine sicuramente diverso dal precedente ma non necessariamente migliore.

Questa constatazione, o riflessioni molto simili,  hanno portato il rivoluzionario di professione a scegliere di perdersi nel disordine, prima in Congo e poi in Bolivia e quindi a combattere nuove battaglie alla ricerca di un nuovo ordine di cui poter essere, felicemente e definitivamente, orgoglioso.

E’ anche il motivo per cui  Ernesto Guevara, nell’immaginario collettivo, è  vivo ancora oggi mentre, invece, i suoi compagni di un tempo sono  ridotti a meste icone dell’ ancient regime.

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