Deep water, la folle regata. Louise Osmond e Jerry Rothwell.

Domenica sera su Rai 5 è andato in onda, e mai come in questo caso onda è termine appropriato,  il film documentario “Deep water” diretto da Loiuse Osmond e Jery Rothwell.

Nel film si racconta la tragica vicenda di Donald Crowhurst, imprenditore di materiali elettrici per la nautica, che allettato dal premio di 5000 sterline del Sunday Times, nel 1968 decise di partecipare alla Golden Globe Race,  la regata in solitario intorno al mondo.

Donald, dapprima, diede, via radio, indicazioni deliberatamente errate sulla sua effettiva posizione rispetto alla rotta e poi scomparve nell’Oceano Atlantico abbandonando la sua barca, il trimarano Teignmouth Electron, e lasciando un diario di bordo in cui era descritto il percorso effettuato e annotate considerazioni di ordine etico e filosofico.

La stampa inglese in un primo momento impietosa con Crowhurst attenuò la presa in seguito alla pubblicazione del diario nel quale il navigatore affermava la sua profonda volontà di confondersi con l’universo liquido.

Singolare è il fatto che alla stessa regata abbia partecipato anche Bernard Moitessier, famoso navigatore e autore di libri di grande successo (tra i quali: Un vagabondo dei mari del sud e La lunga rotta). Moitessier  dopo aver doppiato tre capi e superato Knox,  partito un mese prima, improvvisamente decise di non tagliare il traguardo europeo, abbandonando la gara e le 5000 sterline del premio, nel più attonito stupore del vasto pubblico che seguiva la competizione.

Bernard percorse un altro mezzo giro del mondo e raggiunse la Polinesia Francese lasciandosi alle spalle premi, ricordi e legami familiari. Quando gli chiesero perché rispose: “……sono felice in mare, e forse anche per salvare la mia anima”.

Due storie diverse, la prima che mette in luce aspetti concretamente tragici dell’esperienza umana attraverso la scelta disperata del non ritorno, la seconda che richiama la voglia di fuggire alla vita, e di non tornare, mantenendosi comunque vivi.

Se è vero che il mare è la metafora più adatta per rappresentare la dimensione liquida del modo di vivere attuale, è altrettanto vero che,  nel contesto liquido, le individualità tendono a cercare, e a trovare, una forte ragion d’essere, definendosi e anche organizzandosi in gruppi associati dal comune bisogno o interesse.

Crowhurst e Moitessier, allora, sono due facce della stessa medaglia.

Rappresentano il desiderio intimo dell’uomo di perdersi e al tempo stesso di ritrovarsi.


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