Vivere con la complessità. Donald A.Norman

I saggi e gli studi migliori sono quelli in cui il lettore può addentrarsi a prescindere dalla gabbia dei capitoli sancita dall’indice, scegliendo un percorso personale o casuale e, sempre, con il risultato di trovare un senso compiuto e un messaggio confacente alle proprie aspettative.

“Vivere la complessità” di Donald A.Norman appartiene con certezza a questa categoria.

L’autore di un classico, come la “Caffettiera del masochista” affronta ancora, in modo creativo e innovativo, il tema della complessità connesso allo sviluppo dei nuovi prodotti e delle tecnologie ricordando che la semplicità dipende soprattutto dalla bontà dei modelli concettuali che abbiamo nella mente.

Cercare di tradurre tout-court cose complesse in funzioni semplici senza riuscire a renderle comprensibili può divenire, al contrario, causa di grande confusione. La complessità può essere ridotta attraverso l’introduzione di funzioni obbliganti nei prodotti e nei servizi.

Queste funzioni sono una sorta di indicatori e di facilitatori. Norman le definisce “significanti” e distingue tra intenzionali, creati e collocati deliberatamente, incidentali, sottoprodotti di attività o eventi, e  sociali, che derivano dal comportamento degli altri.

Nell’universo liquido in cui viviamo, le metafore dei rapporti sociali, tracce e percorsi di altri, acquistano un peso importante  finendo col coincidere con le nostre “linee del desiderio” guidando i nostri comportamenti e riducendo la complessità.

Le suggestioni di origine “social” entrano quindi a pieno titolo anche nel mondo della progettazione e del design, perché la creazione di un prodotto, di uno spazio o di una tecnologia

non può prescindere dal contesto di esperienze e di emozioni dentro il quale,  il prodotto, una volta realizzato e quale esso sia, svolgerà la sua funzione.

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