Edgar Allan Poe. Lo scarabeo d’oro

Delle varie edizioni dello Scarabeo d’oro di Edgar Allan Poe presenti sul mercato ho preferito questa copia severa di Mursia, perché le altre si presentano tutte con la dicitura: edizioni per ragazzi. Questo racconto, parafrasando al contrario il grande Cormac McCarthy e il suo “Non è un paese per vecchi”  non è un libro per ragazzi, è piuttosto un libro per tutti e consiglio vivamente di leggerlo.

Lo Scarabeo d’oro è una metafora della complessità e di come, se si usano gli strumenti giusti, ossia i metodi quantitativi e la statistica, è possibile individuare un cammino critico che porti direttamente alla scoperta di un tesoro, esagerando può anche essere il tesoro della conoscenza.

Lo scarabeo, il servo Jupiter e, per certi versi, il protagonista Legrand  sono maschere, che hanno il compito precipuo di trasfigurare, confondendo,  il senso e il destino di una trama acuta e perfetta che porta alla scoperta di quanto è nascosto.

La geometria dei punti cospicui e dei topos porta laddove capitan Kidd voleva e desiderava assolutamente per sé.

Un libro modernissimo, declinabile anche sulle nuove applicazioni e nuove tecnologie: google maps, geo localizzazioni, tags, clouds. Potrebbe persino dare vita a un formidabile video game nel quale il formalismo piratesco finisce per assumere carattere di  diversivo complicando il cammino che si deve percorrere per raggiungere il vero obiettivo: il tesoro di capitan Kidd.

E’ incredibile che questo racconto sia uscito, ad uso dei lettori, per la prima volta nel 1843, più di un secolo e mezzo fa, esso contiene stimoli e suggestioni che tutt’ora confondono e ammaliano.

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