Lo sguardo cosmopolita. Ulrich Beck

Un libro che per molti aspetti converge con il precedente di Jacques Attali. Anche qui è centrale il tema del nomadismo nella sua accezione di ricerca dello spazio libero e di una società senza confini. Ricordiamo che è stato proprio il pensare a un mondo senza limiti che ha portato i “cuori” delle città mercantili a spingersi lontano e a creare sviluppo e ricchezza.

Lo sguardo cosmopolita di Beck è però uno sguardo riflessivo che non si spaventa nemmeno davanti al “manicomio babilonese” delle multi culture e delle metropoli multi etniche, perché ripone grande fiducia nelle persone e nella loro capacità di “cercare la propria strada e ridefinire i propri vincoli tra le rovine delle certezze, nella misura in cui ciò è tollerabile per la convivenza”. In questo, come nel libro precedente, c’è poco credito nella futura tenuta delle istituzioni, così come sono oggi, e conseguentemente matura la certezza che nell’attuale scenario di crisi sia necessario andare alla ricerca di nuovi equilibri.

Distinguere ancora tra noi e gli altri, una forma mentale che ha creato in passato conflitti e razzismo, culminando con l’orrore della shoah, è un limite interno alla nostra coscienza che va superato, trovando il modo più realistico di sopravvivere insieme.

Con questo augurio si chiude un lavoro ricco di riflessioni e stimoli, soprattutto sui rischi insiti nelle attuali forme sociali e statuali.

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