Allen Ginsberg. Mantra del Re di Maggio

Nel 1965, il poeta americano Allen Ginsberg visita due volte Praga, all’epoca capitale della Cecoslovacchia. Durante la prima permanenza scopre, con sua grande sorpresa, di avere un seguito importante. Soggiorna all’Hotel Ambassador, in Piazza Venceslao, incontrando poeti e traduttori, persone ritenute pericolose dal regime comunista e pertanto sottoposte a sorveglianza speciale da parte del STB (una sorta di KGB locale).

Il secondo soggiorno coincide con l’annuale Festival di maggio (Festival Majales). La storia di questo singolare festival caratterizzato da musica, letture, e performance ha inizio proprio negli anni 60 in contrasto con la liturgia ufficiale del regime e le stucchevoli parate del primo maggio.

Ginsberg partecipa alla sfilata alternativa e baccanale del primo maggio e alle feste, in una di queste occasioni viene eletto dall’assemblea spontanea degli studenti universitari re (Kral) del festival: Kral Majales. Nel discorso celebrativo dedica la sua corona di re a  Franz Kafka.

Poco dopo, viene arrestato dalla polizia, tenuto in isolamento, e immediatamente espulso dal paese.

Poi è costretto a prendere un aereo diretto all’aeroporto di Londra, Heathrow.

“…..And though I am the King of May, the Marxists have beat me upon the street, kept me up all night in Police Station, followed me thru Springtime Prague, detained me in secret and deported me from our kingdom by airplane.

Thus I have written this poem on a jet seat in mid Heaven.”

Così termina la poesia che Allen Ginsberg scrive sull’aereo che lo porta a Londra il 7 maggio del 1965.


Poeticamente Ginsberg prende spunto dalla nuova ritmica introdotta da William Carlos Williams, il cosiddetto “breath stop”, “l’arresto del respiro”,  il percorso delle parole è interrotto solo dal respiro.  Il verso può essere più lungo o più corto, la sua dimensione relativa, se viene misurato in base all’intensità del respiro. In tal modo nella poesia entrano i ritmi e il tempo della parlata popolare.

I poeti della beat generation sono parte di un vasto movimento che vede coinvolti anche i musicisti free jazz, guidati da Ornette Coleman. Il suo  disco “Free Jazz” del 1961, di fatto il manifesto della musica free,  propaganda un modo di esprimersi usando ritmiche nuove e abitando il mondo della dissonanza e del disordine espressivo.

Mantra del Re di Maggio (curato dalla grande traduttrice e americanista Fernanda Pivano) contiene poesie scelte dalle raccolte Reality Sandwiches e Planet  News.

Un viaggio interessante e vario dentro la poetica di Ginsberg, uno specchio sincopato che riesce a far rimbalzare, oltre i confini del vecchio secolo, “l’urlo di una generazione”.

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5 commenti

  1. Il Giornale nel maggio 2009 pubblicò un articolo intitolato “Ginsberg e gli altri amici dei dittatori comunisti”. Ebbi un alterco violento con il giornalista che redasse quel pezzo inopportuno, e il Mantra del Re di Maggio è un’altra prova di come Ginsberg, come qualsiasi grande poeta, non fosse politico, bensì Umano.
    Grande articolo, se non ti spiace lo condivido su Twitter e FB.

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    • Sono totalmente d’accordo, del resto un poeta non può essere compatibile con regimi che mortificano la dimensione Umana.

      Rispondi
      • un poeta è sempre oltre i regimi. Ricordo un verso, proprio di Ginsberg, che recita (vado a memoria, non assicuro precisione): “L’america cadrà, la russia cadrà, l’europa cadrà. Ma come potrebbero cadere l’America, la Russia e l’Europa?” Intendendo, con il sapiente uso della minuscola e della maiuscola, che i governi e i regimi cadranno, ma la Terra sopravviverà loro.

  2. certo, comunque grazie per Tw e Fb

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  3. E poi grazie. E vieni a chiedermi del domani, dei miei giorni spesi in mestizia e di tutti i viaggi che c’eravamo fatti una notte. Di quando eri il re del mondo e venivano ad osannarti anche dalla Cina coi loro sorrisi di circostanza e i ravioli fritti. E ora dimmi che c’è e perché abbiamo messo ancore ai televisori, i libri sospesi sul soffitto e tutte le mancanze che portiamo ricamate sottopelle.

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