Gilbert & George. Le sculture viventi

Gilbert & George, per la cronaca Gilbert Prousch (San Martino in Badia, 1943) e George Passmore (Plymouth, 1942), sono due originali e eccentrici artisti contemporanei.

Gilbert studia in Italia, alla Scuola d’Arte, poi in Austria e infine in Germania all’Accademia di Belle Arti di Monaco. George, invece, frequenta il Dartington Hall College of Art e l’Oxford School of Art.

Gilbert & George si incontrano nel 1967 al St. Martin’s School of Art di Londra. Dal 1968 vivono e lavorano insieme a Londra. 

L’obiettivo principale del loro lavoro è produrre un’arte di grande impatto comunicativo, superando le tradizionali barriere tra arte e vita, e analizzare in profondità la condizione umana. 

Per raggiungere tale scopo si trasferiscono nel quartiere dei lavoratori di Spitalfields (negli anni ’70 il bassofondo dell’East End di Londra, oggi ritrovo di artisti e intellettuali, a partire dai loro seguaci come Tracey Emin o i Chapman Brothers) e in contrasto con l’arte d’élite chiamano la loro casa “Art for all” (Arte per tutti) e si auto definiscono “sculture viventi”.

Attraverso la loro proposta artistica indagano ed esplorano la realtà sociale e politica in cui sono inseriti con un distacco estetico assimilabile a quello del dandy. 

L’aspetto originale della loro scelta è aver trasferito il senso di una “way of life” tipicamente aristocratica a quello del quotidiano piccolo borghese con frequentazioni proletarie. Così scelgono come uniforme un abbigliamento da impiegati della city e si comportano in maniera ineccepibile prendendo le distanze dai modelli alti e scontrandosi anche formalmente con la cultura della contestazione radicale del ’68, la stessa del gruppo dei giovani artisti della St.Martin School di Londra, di cui facevano parte. 

Il successo arriva con la ormai famosa Singing Sculpture (1969), una performance durante la quale i due artisti, in piedi su un tavolo, cantano e si muovono come automi, seguendo la musica di Underneath the Arches (Sotto gli archi), canzone tradizionale che richiama la libertà dei vagabondi.

Nonostante la tensione trasgressiva emerge, nella loro opera, un forte richiamo alla figura del flâneur Baudeleriano proprio nell’accezione che volle dare ad essa Walter Benjamin

Il flâneur, persona che passeggia, in stato di apparente oziosità, per le strade della contemporaneità è il simbolo di chi fa proprie le caratteristiche del suo tempo, compenetrandole.  Questo percorso di immersione sociale ed estetica è sempre ricco di distrazioni scaturite dal particolare, dall’accidentale, dall’hic et nunc, quindi da tutti quei fatti apparentemente trascurabili che il ritmo assordante dell’oggi tende a cancellare.

In linea con questa posizione Gilbert & George interpretano le più diverse esperienze umane e le paure, le ossessioni, le emozioni che provano gli individui davanti a temi forti quali sesso, razza, religione e politica. E per primi si sottopongono a un minuzioso esame, alla ricerca dell’ebbrezza del dettaglio, inaugurando una dimensione in cui artista e opera d’arte sono una cosa sola. 

“Essere sculture viventi è la nostra linfa, il nostro destino, la nostra avventura, il nostro disastro, nostra vita e nostra luce”.

Il loro lavoro è da tempo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

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