Simon del deserto. Louis Buñuel

E’ la vita ubriacone, devi sopportarla fino in fondo” dice Sivia Pinal, il diavolo, a Simon, negli inconsueti panni di un intellettuale engagé, dentro una discoteca di New York.

Intanto la carne radioattiva si agita sulla pista e il “vade ultra” del demonio insinua un dubbio profondo nel rapporto tra il divenire esistenziale e le dinamiche delle umane sensazioni. Queste infatti sono spesso connesse al fascino emotivo dell’hic et nuc e quindi destinate ad essere stritolate dall’incedere del tempo, il tempo va avanti cancellando consuetudini, convinzioni e ricordi.

La parte finale di un grande film di Louis Buñuel, Simon del deserto.

Una specie di cortometraggio nato dalla mancanza di fondi che costrinse Buñuel a concludere il progetto anzitempo. Nella seconda parte del film, mai girata, si sarebbe dovuta raccontare la storia del diavolo che tornando indietro nei secoli e sostituendosi a Simon, avrebbe indotto al male i fedeli.

Il monaco Simeone lo Stilita vive su una colonna in mezzo al deserto nutrendosi di offerte, radici e bacche. E’ venerato dal popolo che si reca in pellegrinaggio sotto la colonna, compie miracoli, subisce tentazioni da parte degli uomini e del maligno.

Simon tentato riesce sempre a scovare l’insidia e a respingere le offerte del diavolo. Fino al  giorno in cui il diavolo decide di portarlo nel futuro, un viaggio in aereo dal V secolo al XX, precisamente a New York, in una discoteca in cui Simon viene aggredito dal frastuono della musica e dalla frenesia delle danze.

Un piccolo capolavoro dissacrante e fuori dalle righe da rivedere assolutamente.

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