Mario Monti. I Pirati


In questo periodo si parla tanto di pirati, per lo più impropriamente, confondendo l’utilizzo assolutamente proprio dei margini di libertà concessi da Internet e dalle nuove tecnologie con la difesa, del tutto discutibile, di vecchie rendite di posizione da parte di persone, enti e istituzioni che non hanno alcuna voglia di rinnovarsi e al contrario provano solo a mantenere lo status quo.

“Why join the navy if you can be a pirate?” è la provocatoria invocazione di Steve Jobs, alla sua gente, nel bel mezzo dell’avventura di Apple. Nel suo caso i pirati dovevano essere coloro che avevano davvero voglia di rovesciare l’approccio tradizionale, uscire dallo schema, convertire il paradigma. Trovare la posizione innovativa dalla quale creare. L’innovazione non accetta compromessi, supera l’esistente, è “statu nascenti”, un pugno in faccia ai tenutari della staticità, rovesciando lo stato delle cose. Le nuove regole verranno dopo e saranno decisamente contaminate dal nuovo. Una specie di isola di Tortuga nel trafficato e confuso mare del Caraibi.

Istruttiva in tal senso può essere la lettura di questo libro, introvabile, a meno che l’appassionato lettore non scateni una vera e propria caccia alla rarità, frequentando notte e giorno Librerie dell’usato e Remainders. Un libro che andrebbe rieditato, sperando che Longanesi accetti l’invito. All’epoca, come si evince dalla prima di copertina, costava 350 lire, adesso chissà quale potrebbe essere il suo giusto prezzo.

I pirati erano gente democratica che eleggevano i loro capi, il famoso romanzo “L’isola del tesoro”, forse il libro di pirati più letto, ne è testimonianza eccellente. I pirati avevano anche un loro stato: l’isola di Tortuga, una specie di isola Cayman, molto più divertente dell’attuale, perché, oggi, laggiù possiamo trovare soprattutto vecchi pensionati, ovviamente ricchi, in fuga dal fisco e banche off shore. I pirati invece seppellivano qua e là i loro tesori con un nutrito corredo di mappe, scheletri e accessori di feroce fantasia.

Leggendo il libro di Monti sapremo finalmente chi erano i Fratelli della Costa: Henry Morgan, che dopo aver espugnato Panama e Portobello è stato nominato governatore della corona inglese, Barbanera, il feroce Olonese, Annie delle Indie, una donna pirata, Capitan Kidd, corsaro sfortunato divenuto pirata solo perché all’epoca mancavano i mezzi di comunicazione e nessuno l’aveva potuto informare che, nel frattempo, i nemici erano diventati amici e via dicendo, fino alla prima guerra mondiale, al veliero Seedler e al suo capitano Von Luckner.

Scopriremo che quella del pirata era, e forse è tutt’ora, una scelta di vita, sempre coraggiosa perché rischiosa, e volta a occupare spazi residuali di libertà, spazi che anche al giorno d’oggi sono preclusi dagli steccati e dai confini costruiti ad arte e tenuti in piedi dai gruppi dominanti.

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