Diario del saccheggio. Fernando Solanas

In una calda notte d’estate è andato in onda su RAI 5 il film di Fernando SolanasDiario del saccheggio”. Nonostante l’ora tarda il film tiene incollati alla poltrona mentre si vedono scorrere sul video le immagini che raccontano la storia di una ragionata e sistematica distruzione della ricchezza di un paese.

Fernando Solanas in occasione della presentazione del film a Berlino, dove è stato premiato con l’Orso d’oro alla carriera, ha voluto commentare il suo lavoro nel modo seguente: “Il film colpisce non solo per la sua carica emotiva ma anche perché narra storie vere: le trame segrete dei poteri argentini e l’alleanza spuria tra le corporazioni politico – sindacali, il potere giudiziario, le banche, le multinazionali e gli istituti finanziari internazionali. È una vicenda universale che non tocca solo l’Argentina. Il pubblico vuole comprendere ciò che accade nel mondo contemporaneo e, proprio per questo, il film funge da acceleratore delle questioni. È una sorta di lotta della memoria contro l’oblio.”

Al di là dell’impostazione generale, forse un po’ troppo ingenuamente anti liberista (ma bisognerebbe aver vissuto in Argentina durante quel periodo per riuscire a comprende appieno anche i contorni e i risvolti della vicenda) il film ha un grande pregio: avviare una riflessione profonda su quali servizi debbano essere mantenuti pubblici e quali no.

Nel nostro paese il recente esito dei referendum in materia di liberalizzazione dell’acqua è stato un passaggio certamente significativo e ha messo in evidenza la tendenza di pensiero della maggioranza dei cittadini.

Un tema quello dell’equilibrio tra pubblico e privato che, parafrasando Attali, nella breve storia del futuro riguarderà tutti e si presenterà spesso e in forme diverse, anche perché settori della stampa e della politica hanno spesso individuato, e indicano tutt’ora, nelle privatizzazioni uno dei modi più efficaci per uscire dalla crisi.

Un bel film, interessante, “Diario del saccheggio” che meriterebbe una più felice collocazione di palinsesto, per consentire a un vasto pubblico di riflettere sulle conseguenze di una cartolarizzazione selvaggia delle imprese statali e sugli effetti negativi del conseguente saccheggio da parte dei soliti noti.

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